“La storia è la somma delle scelte che avremmo potuto evitare.” – Jorge Luis Borges
Europa tra armi e cinema: la nuova mappa geopolitica e culturale
Tra Tel Aviv, Berlino e ora anche l’Europa del cinema, un intreccio che riflette pienamente Europa armi e cinema, si intrecciano destini politici, strategici e culturali che raccontano un continente in trasformazione.
La parola “Tel” che compare nel titolo si riflette in un paesaggio geopolitico nuovo, dove la Germania, abbandonato il lungo torpore pacifista, si riaccosta all’idea della forza; e dove l’Italia, nel frattempo, trova uno spazio di respiro e prestigio ai principali riconoscimenti europei per il cinema.
Germania e sicurezza europea
La fine dell’illusione pacifista
Gli ultimi mesi hanno segnato una svolta profonda. Intervenendo alla Junge Union Deutschlands, il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito che Berlino deve “stare al fianco di Israele” come parte di una nuova e più assertiva alleanza occidentale. Inoltre, Merz, appena un giorno dopo, ha revocato il bando alla vendita di armi verso lo Stato ebraico. Questa decisione suggella di fatto il nuovo orientamento tedesco.
Al G7 di giugno, il cancelliere era già stato netto rispondendo a un giornalista che chiedeva conto dei bombardamenti israeliani su Teheran: “Das ist die Drecksarbeit, die Israel macht, für uns alle.” Secondo Merz, Israele starebbe facendo il “lavoro sporco per tutti”, frase che ha influenzato profondamente l’immaginario politico europeo.
Le sentenze e la tecnologia: Europa armi e cinema
Mercoledì scorso, il tribunale amministrativo di Berlino ha respinto due ricorsi per bloccare l’esportazione di armi tedesche a Israele. Il segnale è inequivocabile: la sicurezza della Germania dipende sempre più da quella dello Stato ebraico, le stesse persone che la Germania del secolo scorso aveva tentato di annientare.
Nel frattempo, Berlino prepara piani per costruire “l’esercito convenzionale più forte d’Europa” in funzione anti-russa. Merz ha avviato un programma di investimenti nella Bundeswehr, con una spesa potenzialmente illimitata, dopo anni in cui l’esercito era diventato un simbolo di inefficienza. Era celebre, infatti, la pratica di far addestrare i militari con manici di scopa al posto dei fucili.
Parlamentari tedeschi hanno ammesso che la Germania è “enormemente dipendente” dalla tecnologia militare israeliana. Solo negli ultimi due anni sono stati stanziati:
- 700 milioni di euro per droni kamikaze di Elbit
- 100 milioni di euro per munizioni israeliane per la flotta tedesca di droni Heron
- 2 miliardi di euro per missili anticarro Spike
- 4 miliardi di euro (nel 2023) per il sistema di difesa aerea israeliano Arrow 3
Mentre Merz ricordava, durante la riapertura della sinagoga di Reichenbachstrasse, il “sistematico sterminio del popolo ebraico”, si è commosso fino alle lacrime. È un segno evidente del peso storico che ancora oggi condiziona ogni scelta tedesca.
Henryk Broder e la crisi del pacifismo: Europa armi e cinema
Secondo Henryk Broder, giornalista della Welt, la Germania sta solo ora comprendendo di aver vissuto per decenni in una comoda illusione pacifista. “Il pacifismo nel XXI secolo è uno stile di vita i cui costi sono sostenuti da altri. È più desiderio di non sporcarsi le mani che amore per la pace.”
Broder parla della “sindrome Günter Grass”: volere gas russo a buon mercato, protezione americana e esportazioni illimitate verso la Cina. Tutto questo, mentre si coltiva l’immagine di potenza morale dedicata alla politica climatica. Una visione che oggi crolla davanti alla minaccia russa.
“La guerra in Ucraina dura più della Seconda guerra mondiale,” ricorda Broder. “Si dice che saremo pronti in due anni. Ma Putin aspetterà per farci un favore?” L’analista teme che l’Europa finirà per sacrificare l’Ucraina. E ritiene che Israele dovrà fornire persino l’Iron Dome per proteggere l’Occidente, in una tragica ironia della storia.
Italia e cinema europeo
Dalla geopolitica allo schermo
Mentre la Germania rivede la propria identità, l’Italia vive un momento di riconoscimento culturale significativo. Gli European Film Awards, frequentemente chiamati “Oscar europei”, premiano ogni anno il meglio del cinema continentale. E, sorprendentemente, nelle ultime edizioni, l’Italia sta vivendo una stagione particolarmente brillante.
Nei cosiddetti Oscar di Berlino – così chiamati perché consegnati proprio nella capitale tedesca – il cinema italiano ha presentato candidature di grande peso. Tra queste troviamo:
- nuovi autori emergenti di forte coraggio stilistico
- film drammatici apprezzati per profondità e qualità estetica
- produzioni indipendenti capaci di imporsi su colossi multinazionali
Ma la grande protagonista della stagione è Alice Rohrwacher.
Il premio alla Rohrwacher: Europa armi e cinema
Il 17 gennaio 2026, a Berlino, la cineasta toscana riceverà il prestigioso European Achievement in World Cinema, un autentico premio alla carriera conferito dalla European Film Academy.
Il riconoscimento celebra:
- la poesia del suo linguaggio
- la capacità di raccontare il sacro nel quotidiano
- la trasformazione del reale in fiaba
- il sodalizio con il produttore Carlo Cresto-Dina
La motivazione dell’Accademia evidenzia la sua abilità nel costruire un universo filmico unico, sospeso tra mito, memoria rurale e spiritualità laica. Con questo premio, Rohrwacher entra tra i grandi autori europei contemporanei.
L’Italia agli Oscar europei
Negli ultimi anni, l’Italia ha raccolto candidature nelle categorie principali: regia, sceneggiatura, documentario e fotografia. È un ritorno al centro del panorama europeo, dopo un periodo in cui il cinema italiano sembrava relegato ai festival senza reale impatto internazionale.
Questa fase si distingue per:
- registi meno vincolati al realismo tradizionale
- un equilibrio più solido tra innovazione e tradizione
- scuole di cinema più internazionali
- produzione indipendente in crescita
- un rinnovato interesse europeo per visioni italiane meno stereotipate
Tra armi e cultura: Europa e cinema
Così, mentre Berlino si riarma e si affida alla tecnologia israeliana, l’Europa continua a celebrare il valore della cultura. Non è una contraddizione. Al contrario, è l’immagine di un continente che vive la propria complessità. È stretto tra la necessità della difesa e il bisogno di bellezza, identità e narrazione.
Israele, Germania e Italia rappresentano tre vertici di un triangolo che oggi definisce una parte fondamentale del discorso europeo: sicurezza, memoria e creatività.
Conclusioni: Europa armi e cinema nel nuovo equilibrio
L’Europa del 2025-2026 cerca nuovi equilibri. La Germania abbandona l’utopia pacifista. Israele diventa partner strategico della difesa occidentale. L’Italia ritrova prestigio culturale grazie al suo cinema e ad autori come Alice Rohrwacher.
Tra Tel Aviv, Berlino e le luci degli Oscar europei, si delinea la mappa di una nuova Europa. È più fragile, più realista, ma anche capace di generare visioni che superano le crisi politiche. Come sempre, l’Europa si reinventa.