William Foege e l’eradicazione del vaiolo: addio al medico che cambiò la storia

Addio a William Foege, il medico che guidò l’eradicazione del vaiolo e segnò una svolta storica nella sanità pubblica mondiale.

William Foege eradicazione vaiolo: addio al medico

William Foege eradicazione vaiolo: questa espressione riassume il contributo straordinario di uno dei più grandi protagonisti della sanità pubblica mondiale. Il medico ed epidemiologo statunitense William Herbert Foege è morto nella sua abitazione di Atlanta all’età di 89 anni, a causa di un’insufficienza cardiaca congestizia. A darne notizia è stato l’amico e collega Mark Rosenberg al New York Times.

Figura centrale nella storia della medicina contemporanea, Foege è stato tra gli artefici dell’eradicazione del vaiolo, la prima malattia infettiva eliminata dalla storia dell’umanità. Un risultato che ha cambiato per sempre il rapporto tra scienza, prevenzione e salute globale.

La strategia della vaccinazione ad anello contro il vaiolo

Negli anni Settanta, mentre operava in Africa occidentale per conto dell’Organizzazione mondiale della sanità, William Foege mise a punto un approccio rivoluzionario alla lotta contro il vaiolo. Di fronte alla carenza di vaccini, abbandonò l’idea della vaccinazione di massa e introdusse la cosiddetta vaccinazione ad anello.

Il metodo prevedeva l’individuazione rapida dei casi, l’isolamento dei pazienti e la vaccinazione immediata di contatti diretti e indiretti. In questo modo si creava una barriera sanitaria attorno ai focolai, simile alle tecniche usate per contenere gli incendi boschivi.

L’eradicazione del vaiolo e il ruolo di William Foege

Il successo fu rapido e decisivo. Nel 1970 il vaiolo venne eliminato dall’Africa occidentale e centrale. Nel 1978 si registrò l’ultimo caso al mondo, in Somalia. Due anni dopo, l’Oms dichiarò ufficialmente eradicata la malattia.

William Foege è considerato, insieme a Donald Henderson e J. Donald Millar, uno dei principali architetti di questo risultato storico, che ha salvato milioni di vite e rappresenta ancora oggi un modello per la sanità pubblica globale.

Il ruolo ai Cdc e la difesa della salute pubblica

Dal 1977 al 1983 Foege diresse i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) degli Stati Uniti, sotto le presidenze di Jimmy Carter e Ronald Reagan. Durante il suo mandato ampliò il raggio d’azione dell’agenzia, includendo tra le priorità anche la prevenzione degli incidenti stradali e lo studio della violenza armata.

Queste scelte gli valsero numerosi scontri politici a Washington. Tuttavia, Foege difese sempre una visione ampia della salute pubblica, fondata su prevenzione, dati scientifici e responsabilità sociale.

Gli anni dell’Aids e le scelte difficili

Nei primi anni dell’epidemia di Aids, Foege si trovò ad affrontare una situazione complessa, segnata da tagli di bilancio e forti resistenze politiche. Difese la riservatezza dei pazienti e cercò risorse per la ricerca epidemiologica, in un contesto dominato da stigma e paura.

Vaccinazioni infantili e salute globale

Dopo l’esperienza ai Cdc, William Foege dedicò il resto della sua carriera alla salute dei bambini nel mondo. Guidò la Task Force for Child Survival, contribuendo a far crescere il tasso di vaccinazione infantile globale dal 15% degli anni Ottanta a circa l’80% nel 1990.

Fu direttore esecutivo del Carter Center e, successivamente, punto di riferimento per la Fondazione Bill & Melinda Gates, influenzando la nascita di Gavi, l’Alleanza globale per i vaccini.

L’eredità di William Foege dopo l’eradicazione del vaiolo

Nel 2012 il presidente Barack Obama gli conferì la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile statunitense. Negli ultimi anni Foege si era espresso con fermezza contro le politiche sanitarie delle amministrazioni Trump e contro le posizioni antivacciniste dell’attuale segretario alla Sanità, Robert F. Kennedy Jr., giudicate pericolose per la salute pubblica.

Nato nel 1936 a Decorah, nello Iowa, figlio di un pastore luterano, Foege era laureato in biologia e medicina e aveva conseguito un master in sanità pubblica ad Harvard. Dal 1997 fu professore alla Rollins School of Public Health dell’Università Emory.

Lascia la moglie Paula, due figli, quattro nipoti e due pronipoti. Un figlio, David, era morto nel 2007.

La Redazione de La Dolce Vita
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