Suicidi nelle Forze Armate: l’allarme del S.U.M.

Suicidi nelle Forze Armate, il S.U.M. lancia l’allarme dopo cinque casi in pochi giorni

I suicidi nelle Forze Armate tornano al centro dell’attenzione dopo una serie di tragedie che ha colpito il mondo militare e quello delle forze di polizia. A denunciare con forza la gravità della situazione è il S.U.M., Sindacato Unico dei Militari, che chiede interventi urgenti, indagini approfondite e un’azione concreta sul piano della prevenzione e del supporto psicologico.

Nelle scorse settimane il dolore ha lasciato spazio al cordoglio e al silenzio per la tragica scomparsa di cinque servitori dello Stato. Due appartenevano all’Arma dei Carabinieri. Inoltre, tra le vittime figurano una Graduato e un Volontario in Ferma Prefissata quadriennale dell’Esercito, oltre a un Volontario in Ferma Iniziale dell’Aeronautica. In totale, si tratta di cinque giovani, una donna e quattro uomini, che hanno deciso di togliersi la vita.

Nessuno può conoscere fino in fondo le cause che hanno portato a questi gesti estremi. Tuttavia, secondo il sindacato, molti continuano a ricondurre il suicidio nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia a problemi della sfera privata o familiare. Eppure, nel caso di uno dei due carabinieri, il padre ha parlato apertamente delle vessazioni che il figlio avrebbe subito sul luogo di servizio.

I suicidi nelle Forze Armate nei numeri del Parlamento

Il Parlamento affronta il fenomeno dei suicidi nelle Forze Armate all’interno della relazione annuale sullo stato della disciplina delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. Tuttavia, il S.U.M. contesta il modo in cui le istituzioni leggono questi dati. Infatti, la relazione presenta un diagramma asettico con il numero dei suicidi registrati negli anni, ma non approfondisce né le modalità né le possibili motivazioni.

Secondo il sindacato, le istituzioni non compiono neppure uno sforzo concreto per capire le ragioni profonde del fenomeno. Inoltre, non individuano soluzioni efficaci per ridurlo, ad esempio attraverso un maggiore supporto psicologico o controlli più incisivi nei luoghi di lavoro. Per il S.U.M., affrontare davvero i suicidi nelle Forze Armate significa invece analizzare cause, contesti e possibili strumenti di prevenzione.

Il S.U.M. accusa da anni il Parlamento di accettare con troppa superficialità questo quadro. Inoltre, segnala che molti casi continuano a non emergere. Per esempio, sul gesto del Volontario in Ferma Prefissata quadriennale, uno dei cinque suicidi recenti, che si sarebbe verificato all’interno del consolato americano di Milano, nessuno avrebbe detto nulla. Anche questo silenzio, secondo il sindacato, rende ancora più difficile comprendere fino in fondo la portata dei suicidi nelle Forze Armate.

I dubbi del sindacato sui casi rimasti senza risposta

Il sindacato pone quindi una domanda precisa: le amministrazioni competenti hanno aperto inchieste formali interne?

A questo interrogativo il S.U.M. affianca il caso di un Sottufficiale che, alcuni anni fa, precipitò dal terzo piano nella tromba delle scale del suo ufficio, a Roma. Secondo quanto riferito, il parapetto delle scale non sarebbe stato a norma. Bastava sporgersi, infatti, per rendersi conto del pericolo che quelle scale rappresentavano.

Anche in questo caso il sindacato solleva domande nette. Chi ha accertato le eventuali responsabilità del datore di lavoro? Perché il Sottufficiale, insieme ad altri colleghi, doveva salire fino al terzo piano per certificare l’ingresso giornaliero in ufficio, la cosiddetta badgiatura, se la struttura disponeva già all’ingresso dei dispositivi di controllo delle presenze?

Secondo il S.U.M., tutti questi interrogativi restano ancora senza risposta. Di conseguenza, il sindacato teme che qualcuno possa avere ricondotto con troppa semplicità a un suicidio un ipotetico incidente sul luogo di lavoro, senza verificare fino in fondo le eventuali responsabilità datoriali. Inoltre, tutto questo sarebbe avvenuto nel silenzio più assoluto.

Come il S.U.M. affronta i suicidi nelle Forze Armate

Il S.U.M. interviene da tempo su più fronti per affrontare con serietà il tema dei suicidi nelle Forze Armate. In primo luogo, ha chiesto al Senato di aprire un’indagine conoscitiva sul fenomeno suicidario. Inoltre, ha sollecitato il ministro Guido Crosetto ad aumentare il numero degli specialisti dedicati al sostegno psicologico dei militari.

Parallelamente, il sindacato, attraverso l’Osservatorio Salute e Sicurezza di Roma, garantisce supporto gratuito ai propri iscritti e, in convenzione, anche alle loro famiglie. Allo stesso tempo, monitora eventuali situazioni di crisi in alcuni reparti e chiede dati utili a individuare segnali di stress da lavoro correlato, così da prevenire per quanto possibile nuovi casi legati ai suicidi nelle Forze Armate.

Stress da lavoro e segnali di rischio nei reparti

Tra gli indicatori che il sindacato osserva per comprendere meglio il fenomeno dei suicidi nelle Forze Armate rientra l’aumento dei procedimenti disciplinari, anche per fatti di lieve entità. Secondo il S.U.M., questi elementi segnalano in modo indiretto criticità organizzative, relazionali o legate al carico operativo.

Inoltre, il sindacato invita a valutare con attenzione le assenze per motivi di salute, il ricorso a prestazioni sanitarie specialistiche e i giudizi di inidoneità temporanea al servizio. Infatti, questi dati possono aiutare a leggere con maggiore precisione il contesto in cui maturano situazioni di disagio, spesso collegate anche al tema dei suicidi nelle Forze Armate.

A questo si aggiunge la frequenza dei dinieghi a istituti di riposo, recupero o licenza. In alcuni casi, osserva il S.U.M., i responsabili negano questi diritti senza indicare esigenze operative motivate e indifferibili. Di conseguenza, queste scelte possono compromettere l’equilibrio psicofisico del personale e rendere meno sostenibili i ritmi di impiego.

In questo quadro, il sindacato riferisce che due reparti registrerebbero complessivamente sette persone, tra cui alcuni ufficiali, in licenza di convalescenza per disturbi potenzialmente riconducibili allo stress da lavoro correlato. Anche questi segnali, secondo il S.U.M., meritano attenzione, perché possono contribuire a far emergere per tempo situazioni critiche legate ai suicidi nelle Forze Armate.

Interventi urgenti contro i suicidi nelle Forze Armate

Il S.U.M. annuncia che continuerà ad accendere i riflettori su questo fenomeno. Da una parte, chiede con forza interventi incisivi ai vertici politici e militari. Dall’altra, assicura ogni supporto possibile ai propri iscritti attraverso la squadra di professionisti dell’Osservatorio Salute e Sicurezza.

Per il sindacato, le istituzioni non possono più limitarsi a registrare i numeri. Dietro i suicidi nelle Forze Armate, infatti, ci sono persone, famiglie, condizioni di lavoro e responsabilità che meritano attenzione, ascolto e risposte concrete.

La Redazione de La Dolce Vita
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