L’aragosta e il drone: il mese da 93 miliardi che ha scosso il Pentagono

​”Ogni cannone che viene fabbricato, ogni nave da guerra varata, ogni razzo sparato significa, in ultimo senso, un furto ai danni di coloro che hanno fame e non sono nutriti, di coloro che hanno freddo e non sono vestiti.” — Dwight D. Eisenhower

I 93 miliardi di spese del Pentagono: il caso che scuote Washington

Mentre i venti di guerra soffiano verso Teheran e i bilanci federali scricchiolano sotto il peso di una mobilitazione da un miliardo di dollari al giorno, le spese del Pentagono di 93 miliardi fanno emergere un retroscena che mette a nudo le contraddizioni della macchina bellica americana. Non si tratta di missili balistici o di caccia invisibili di nuova generazione, ma di granchi reali dell’Alaska, iPad di ultima generazione e pianoforti a coda.

Nel solo mese di settembre, sotto la direzione di Pete Hegseth, il dipartimento della Difesa ha autorizzato una spesa record di 93 miliardi di dollari. Una cifra che supera i bilanci annuali di molte nazioni europee e che segna il picco più alto dal 2008. Ma a lasciare sbigottiti gli osservatori non è solo l’entità della somma, quanto la natura grottesca di alcuni acquisti “last minute”, effettuati proprio mentre il Paese si preparava a uno dei conflitti più onerosi del secolo.

93 miliardi tra meccanismi fiscali e acquisti controversi nelle Spese del Pentagono

​Per capire come si sia arrivati a spendere milioni in crostacei, bisogna comprendere il meccanismo perverso del “Use it or lose it” (usalo o perdilo). Nelle alte sfere della burocrazia militare, se un dipartimento non esaurisce il budget assegnato entro la fine dell’anno fiscale, che chiude appunto a settembre, rischia di vedersi tagliare i fondi l’anno successivo. Il risultato è una corsa all’acquisto compulsivo che trasforma i generali in acquirenti frenetici da shopping online.

Tra le voci più eclatanti figurano 6,9 milioni di dollari spesi esclusivamente in code di aragosta, la parte più pregiata del crostaceo, destinate alle mense ufficiali e ai banchetti di rappresentanza. A questi si aggiungono altri 2 milioni di dollari per l’acquisto di granchi reali dell’Alaska, prelibatezze che poco hanno a che fare con le razioni da campo dei soldati impegnati sul fronte mediorientale.

Simboli di privilegio del potere militare nelle spese del Pentagono

​L’immagine di un Pentagono che si prepara alla guerra sorseggiando vino e gustando frutti di mare stride violentemente con la retorica dell’efficienza e del rigore fiscale promessa dall’amministrazione Trump. Il caso del pianoforte Steinway & Sons da 98 mila dollari, destinato alla residenza del capo dello staff dell’aviazione militare, è diventato il simbolo di questo scollamento dalla realtà. Mentre i tecnici chiedono pezzi di ricambio per i vecchi caccia e munizioni a guida laser, nelle stanze del potere si investe nell’acustica d’eccellenza.

La gestione dei fondi sembra rispondere a logiche di privilegio più che di necessità tattica. Oltre alla gastronomia di lusso, il dipartimento ha dato fondo alle casse per arredamenti di pregio e ristrutturazioni di uffici che avrebbero potuto attendere, se non fosse stato per la scadenza imminente del calendario fiscale.

Le spese di  93 miliardi e dubbi sulla tecnologia militare nel Pentagono

​Oltre al cibo e all’arte, c’è la questione tecnologica. I 5,3 milioni di dollari investiti in prodotti Apple, tra cui gli ultimissimi modelli di iPad, sollevano dubbi non solo sul costo, ma sulla reale utilità operativa. In un ambiente dove la cyber-sicurezza è il pilastro della difesa moderna, l’acquisto massiccio di tablet commerciali sembra rispondere più a un desiderio di status tecnologico che a una reale esigenza sul campo di battaglia.

Hegseth, che ha cavalcato l’onda della trasformazione del dipartimento della Difesa in “dipartimento della Guerra”, si trova ora al centro di una tempesta politica. Se da un lato il presidente rivendica la necessità di una forza armata “senza pari”, dall’altro la gestione dei fondi operata dal suo capo del Pentagono sembra ricalcare i peggiori vizi della vecchia burocrazia di Washington.

Scenario geopolitico globale e le Spese Pentagono di 93 miliardi

​Queste spese assumono una luce ancora più sinistra se proiettate sullo scenario internazionale attuale. Gli Stati Uniti si sono lanciati in una campagna militare contro l’Iran che sta drenando risorse a un ritmo spaventoso. Circa un miliardo di dollari ogni ventiquattro ore. La logistica di una guerra contro Teheran è immensamente complessa. Essa richiede il mantenimento di catene di approvvigionamento attraverso lo stretto di Hormuz. Quindi il dispiegamento costante di gruppi d’attacco delle portaerei e un ponte aereo ininterrotto per il rifornimento di truppe e mezzi. In questo contesto, ogni dollaro sprecato in beni di lusso rappresenta una potenziale falla nella prontezza operativa.

La domanda che molti analisti si pongono oggi è: se il Pentagono avesse gestito quei 93 miliardi con maggiore lungimiranza strategica, quanto sarebbe più solida oggi la posizione economica del Paese?

93 miliardi e impatto sui mercati della difesa

​Le proiezioni per il prossimo bilancio federale indicano una tempesta perfetta. Lo scandalo ha fornito al Congresso munizioni per imporre una “dieta forzata” alla difesa. La gestione Hegseth potrebbe portare a tagli lineari che colpiranno non solo i privilegi, ma anche la reale capacità operativa. Un effetto immediato sarà l’abolizione del “fondo di fine anno”, impedendo al Pentagono di impegnare più del 15% del budget a settembre. Questa “dieta” forzata sta già scuotendo i mercati finanziari. I giganti del settore della difesa, da Lockheed Martin a Raytheon, hanno visto i propri titoli oscillare violentemente.

Gli investitori temono che la scure del Congresso colpisca non solo le aragoste, ma anche i contratti pluriennali per la manutenzione e lo sviluppo tecnologico. Proprio mentre la domanda di armamenti bellici è al suo picco storico. Se il Pentagono sarà costretto a tagliare 150 miliardi di dollari di spese “non core”, l’indotto civile e tecnologico della difesa subirà una contrazione senza precedenti. Questo mette a rischio migliaia di posti di lavoro altamente specializzati nel settore aerospaziale.

Spese del Pentagono e conseguenze sociali della guerra

Sul piano sociale, l’impatto di una guerra da un miliardo al giorno è devastante. Mentre il debito pubblico galoppa, i servizi essenziali iniziano a risentire dei drenaggi di capitale verso il settore bellico. Ogni giorno di conflitto equivale al costo di costruzione di centinaia di scuole o alla copertura sanitaria per milioni di cittadini.

Il contrasto tra i banchetti del Pentagono e le difficoltà delle famiglie americane medie alimenta un risentimento profondo. Le famiglie affrontano un’inflazione alimentata dall’instabilità del mercato petrolifero causata dalla guerra. La narrazione di una “guerra necessaria” vacilla se chi la guida sembra più preoccupato della qualità del granchio. Appare meno attento alla sicurezza dei confini e al benessere economico dei contribuenti.

Riflessioni sul futuro della difesa

In conclusione, la vicenda dei 93 miliardi di settembre è il sintomo di un sistema che ha smarrito il senso della misura. Quando la difesa nazionale viene trattata come un fondo spese illimitato, il confine tra sicurezza e privilegio svanisce. Mentre i droni sorvolano il Golfo Persico, il suono di quel pianoforte da 98 mila dollari risuona come un monito. La vera forza di una nazione non si misura solo dalla potenza di fuoco. Conta la saggezza e l’integrità con cui impiega le proprie risorse. La guerra in Iran non sarà vinta solo con la forza bruta. Sarà decisiva la capacità di sostenere uno sforzo economico oggi minato dall’interno da una cultura dell’eccesso che non conosce vergogna.

di Carlo Di Stanislao

La Redazione de La Dolce Vita
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