Princeton sorveglia gli esami: l’AI manda in crisi il patto d’onore dopo 133 anni
Princeton sorveglia gli esami e cambia una tradizione nata nel 1893. La storica università americana introduce di nuovo i sorveglianti nelle prove in presenza.
La decisione, riportata anche da Wired, segna una svolta profonda. Infatti, l’intelligenza artificiale ha reso più difficile controllare eventuali scorrettezze durante gli esami.
A partire dal 1° luglio 2026, tutti gli esami in presenza avranno la supervisione di personale docente. Si tratta del cambiamento più significativo nel sistema di integrità accademica di Princeton dalla nascita dell’Honor Code.
Princeton sorveglia gli esami dopo 133 anni di fiducia
Il sistema d’onore di Princeton risale al 1893. Allora furono gli stessi studenti a chiedere l’eliminazione dei sorveglianti dagli esami.
Da quel momento, la comunità universitaria si basò su un patto semplice. Ogni studente si impegnava a non copiare e a non aiutare altri a farlo.
Inoltre, chi assisteva a una violazione doveva segnalarla. La fiducia, quindi, non riguardava solo il comportamento individuale. Coinvolgeva l’intera comunità.
Tuttavia, quel modello oggi appare più fragile. L’uso dell’AI durante le prove scritte ha reso meno visibili le violazioni. Di conseguenza, il controllo tra pari funziona con maggiore difficoltà.
Princeton sorveglia gli esami per il peso dell’intelligenza artificiale
Secondo il memo del decano Michael Gordin, gli strumenti di AI e i dispositivi elettronici hanno cambiato lo scenario. Uno studente può consultare un modello linguistico da telefono o computer senza lasciare segnali evidenti.
Per questo motivo, gli altri studenti faticano a notare eventuali irregolarità. Inoltre, molti evitano di segnalare i colleghi per timore di pressioni sociali.
Il sondaggio annuale del Daily Princetonian sui senior del 2025 mostra un quadro delicato. Il 29,9% degli intervistati ha dichiarato di aver barato almeno una volta durante la carriera universitaria.
Inoltre, il 44,6% ha detto di conoscere violazioni del Codice d’Onore mai segnalate. Solo lo 0,4% ha dichiarato di aver denunciato un collega.
I numeri che hanno rotto il patto d’onore
Questi dati raccontano una crisi di fiducia. Infatti, il problema non riguarda soltanto l’AI. L’intelligenza artificiale arriva su un sistema già indebolito.
Il meccanismo della segnalazione tra pari, per anni pilastro dell’Honor Code, oggi appare meno efficace. Inoltre, le nuove tecnologie rendono più difficile distinguere un comportamento corretto da uno scorretto.
Così, Princeton sceglie una soluzione netta. Non cancella il Codice d’Onore, ma introduce un controllo aggiuntivo.
Princeton sorveglia gli esami senza abolire l’Honor Code
La facoltà ha approvato la modifica quasi all’unanimità. Il nuovo regolamento richiede la presenza di personale istruttivo durante tutti gli esami in presenza.
I docenti non dovranno interferire con lo svolgimento della prova. Tuttavia, resteranno in aula come osservatori.
In caso di sospette violazioni, il sorvegliante documenterà quanto visto. Poi invierà la segnalazione all’Honor Committee, il comitato studentesco che valuta le infrazioni.
La proposta chiarisce un punto importante. Princeton sorveglia gli esami per rafforzare il controllo, ma non pensa di eliminare del tutto i comportamenti scorretti.
Tuttavia, la presenza dei docenti potrà avere un effetto deterrente. Inoltre, un testimone in più ridurrà la pressione sugli studenti.
Così, non saranno più gli unici responsabili del controllo in aula.
Una svolta che apre un dibattito globale
La scelta di Princeton va oltre il campus americano. Infatti, molte università stanno cercando nuove regole per affrontare l’impatto dell’intelligenza artificiale.
L’AI promette di trasformare il sapere. Però, allo stesso tempo, obbliga scuole e atenei a ripensare fiducia, valutazione e responsabilità.
Il caso Princeton diventa quindi simbolico. Dopo 133 anni, una delle università più prestigiose al mondo ammette che l’onore, da solo, non basta più.
Fonte: articolo rielaborato da una notizia pubblicata da Wired, con riscontri da The Daily Princetonian e Princeton Alumni Weekly.