Le prime sindache nelle elezioni del 1946 cambiarono la politica italiana
Le prime sindache nelle elezioni del 1946 rappresentano un passaggio storico decisivo nella partecipazione politica femminile italiana. Infatti, l’estensione del voto alle donne aprì nuove prospettive di rappresentanza e di accesso alle responsabilità pubbliche. Tuttavia, la memoria pubblica ha privilegiato soprattutto le Madri Costituenti. Di conseguenza, le amministratrici locali sono rimaste a lungo ai margini del racconto storico.
Le celebrazioni degli ottanta anni dal suffragio universale hanno riportato al centro l’analisi della presenza femminile nella vita pubblica. Inoltre, hanno evidenziato le barriere socio-culturali che hanno limitato il pieno esercizio dei diritti di elettorato passivo. Proprio per questo, la vicenda delle prime donne sindaco nel 1946 torna oggi di grande attualità.
Le prime sindache del 1946 e la nascita della politica locale femminile
Tra la primavera e l’autunno del 1946 si svolgono tredici tornate elettorali comunali. In quel contesto storico, l’elettorato è chiamato a scegliere il nuovo ceto politico municipale, segnando una fase di profonda trasformazione istituzionale.
Le urne si aprono in 7.105 comuni. Nel complesso, vengono eletti circa 150.000 consiglieri comunali. Tuttavia, solo poco più di 2.000 sono donne. Inoltre, la loro presenza si concentra prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord, come Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. In altre parole, la stagione delle prime sindache del 1946 nasce in un quadro ancora fortemente sbilanciato.
Le sindache espresse dai Consigli comunali sono appena tredici. Per lo più, la maggior parte riceve il mandato nelle settimane successive al voto. Fa eccezione Ottavia Fontana, proclamata il 24 agosto dopo le dimissioni del predecessore. Analogamente, Elsa Damiani Prampolini assume l’incarico il 24 novembre.
Questi dati evidenziano una forte sotto-rappresentanza femminile. Infatti, da un lato, le candidature risultano limitate e spesso collocate in posizioni marginali. Dall’altro, la campagna elettorale non offre alle candidate lo stesso sostegno garantito ai colleghi uomini. Per questo motivo, l’elezione delle prime cittadine italiane del 1946 assume un valore ancora più significativo.
Sindache in Italia nelle elezioni comunali del 1946
| Nome e cognome | Data nomina | Comune | Regione | Partito |
|---|---|---|---|---|
| Caterina Pisani Palumbo Tufarelli | 24-03-1946 | San Sosti | Calabria | Dc |
| Briseide Verrotti | 28-03-1946 | Pianella Abruzzo | Dc | |
| Ada Natali | 31-03-1946 | Massa Fermana | Marche | Pci |
| Ines Nervi Carratelli | 31-03-1946 | S. Pietro in Amantea | Calabria | Dc |
| Alda Arisi | 07-04-1946 | Borgosatollo | Lombardia | Pci |
| Elisa Carloni | 07-04-1946 | Castiglion Fibocchi | Toscana | Psi |
| Margherita Sanna | 07-04-1946 | Orune | Sardegna | Dc |
| Elena Tosetti | 07-04-1946 | Fanano | Emilia Romagna | Pci |
| Anna Montiroli Coccia | 08-04-1946 | Roccantica | Lazio | Psi |
| Lydia Toraldo Serra | 08-04-1946 | Tropea | Calabria | Dc |
| Giovanna ‘Ninetta’ Bartoli | 10-04-1946 | Borutta | Sardegna | Dc |
| Ottavia Fontana | 24-08-1946 | Veronella | Veneto | Dc |
| Elsa Damiani Prampolini | 24-11-1946 | Spello | Umbria | Pci |
Questo elenco delle sindache italiane del dopoguerra mostra con chiarezza quanto fosse ancora ridotta la presenza femminile nei vertici comunali. Tuttavia, proprio queste tredici esperienze aprirono una strada nuova nella politica locale italiana.
Prime donne sindaco nel 1946: il peso delle differenze territoriali
Calabria e Sardegna esprimono un numero superiore di amministratrici rispetto ad altre regioni. In particolare, la Calabria conta tre sindache, mentre la Sardegna ne esprime due. Di conseguenza, il fenomeno delle prime donne sindaco nel 1946 assume anche una precisa geografia politica.
In Calabria, inoltre, si registra la prima elezione a sindaca in assoluto: quella di Caterina Pisani Palumbo Tufarelli, avvenuta il 24 marzo, che anticipa di una manciata di giorni il mandato della maggior parte delle sue colleghe ed in particolare della contessa Briseide Verrotti, sindaca di Pianella, in Abruzzo. La ricerca sulla Verrotti è stata fatta da Loris Di Giovanni nell’archivio storico del Comune di Pianella, come la comparazione con le date delle altre elette che ha permesso di darle il posto che giustamente merita nella sala delle donne alla Camera. Infatti Briseide Verrotti è la terza donna ad essere eletta Sindaca a soli 4 giorni dalle prime due. E’ peraltro la prima Sindaca d’Abruzzo.
Oltre la metà delle prime cittadine appartiene alla Democrazia Cristiana. In effetti, quattro sono comuniste e due socialiste. Le democristiane prevalgono nelle aree meridionali e insulari, poiché il partito mostra una forte capacità di aggregazione e mediazione degli interessi locali.
Al contrario, comuniste e socialiste si affermano soprattutto nelle zone a “sub-cultura rossa”. Qui, infatti, l’identità antifascista legata alla Resistenza favorisce il predominio elettorale delle forze di sinistra. Pertanto, l’elezione delle prime sindache del 1946 riflette anche le differenze politiche e territoriali dell’Italia del dopoguerra.
Prime amministratrici comunali nel 1946 tra storia e sociologia
Nel 2025 è stato pubblicato il volume Prime Cittadine, tra politica, diritti e mutamento sociale. Il libro ricostruisce le biografie delle prime donne che hanno governato i comuni italiani. In questo senso, lo studio restituisce spessore storico alla stagione delle prime amministratrici comunali nel 1946.
L’analisi si concentra soprattutto su coloro che hanno ricoperto più mandati. In tal modo, evidenzia non solo l’accesso al potere, ma anche la capacità di conservarlo nel corso degli anni. Perciò, il tema delle prime cittadine italiane del 1946 non riguarda soltanto il simbolo, ma anche la continuità dell’azione amministrativa.
La ricerca intreccia prospettiva storica e sociologica. Seguendo l’approccio di Peter Burke, dimostra l’importanza della convergenza tra discipline per comprendere i mutamenti sociali. Inoltre, la storia delle sindache italiane del dopoguerra aiuta a leggere più a fondo la trasformazione della democrazia locale.
La memoria delle prime sindache oggi
La memoria delle prime sindache nelle elezioni del 1946 si è progressivamente affievolita nel corso dei decenni. Tuttavia, l’allestimento della Sala delle donne a Montecitorio nel 2016 ha contribuito a riportare alla luce queste figure.
L’iniziativa ha valorizzato le “prime volte” femminili nelle cariche pubbliche. Di conseguenza, anche le amministratrici del dopoguerra sono tornate al centro del dibattito politico. Allo stesso tempo, questo recupero ha rafforzato l’attenzione verso le prime donne sindaco nel 1946 e verso il loro ruolo nella costruzione della Repubblica.
L’ottantesimo anniversario del voto alle donne rappresenta, dunque, un momento di riflessione collettiva. Infatti, invita a ricordare i traguardi raggiunti e, al tempo stesso, a considerare le sfide ancora aperte nella partecipazione politica femminile. In definitiva, la lezione delle prime sindache del 1946 resta ancora viva.
Autrici di:“Prime Cittadine, tra politica, diritti e mutamento sociale”
Lucia Montesanti è ricercatrice presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. Insegna Sociologia dei fenomeni politici, Sociologia dei conflitti e Scienza politica. Inoltre, ha pubblicato numerosi studi su partiti politici, sviluppo locale e storia politica delle donne. Anche il suo contributo si inserisce nel filone di studi dedicato alle prime sindache del 1946.
Francesca Veltri è professoressa associata di Sociologia giuridica presso l’Università della Calabria. I suoi lavori riguardano movimenti sociali, partecipazione politica femminile e violenza politica. Allo stesso modo, la sua ricerca aiuta a comprendere il significato storico delle prime donne sindaco nel 1946.


