Gli autovelox fantasma: la nuova “mafia” stradale?

Autovelox nascosti in Italia: sempre più diffusi, alimentano rabbia e sospetti.

Autovelox nascosti: trappole o prevenzione?

Frase celebre:
“La legge è uguale per tutti, ma a volte sembra che sia fatta per colpire chi lavora e lasciare in pace chi ruba.”
— Leonardo Sciascia

Autovelox nascosti: cronaca di un automobilista esasperato

Guidare oggi in Italia è diventato un atto di sopravvivenza. Non tanto per i pericoli della strada — che pure ci sono, tra buche, distrazione altrui e cantieri eterni — ma per l’invisibile, infallibile e implacabile nemico dei nostri tempi: l’autovelox nascosto.

Parlo da automobilista che percorre almeno 1.500 chilometri a settimana, su strade statali, provinciali, tangenziali e superstrade. Guardo la strada, rispetto le regole, conosco i limiti. Eppure, negli ultimi mesi, sempre più spesso mi ritrovo multato per pochi chilometri orari di differenza, in tratti dove nessun cartello avvisava della presenza di un controllo, dove la segnaletica è sbiadita, e dove — diciamolo — l’unico pericolo reale è proprio quel flash che ti coglie di sorpresa.

Alcuni li hanno già soprannominati “i Matteo Messina Denaro della strada”, un nome forte ma che rende bene l’idea: agiscono nell’ombra, senza farsi vedere, colpiscono all’improvviso, poi scompaiono. E i soldi che ti portano via spariscono senza lasciare traccia, come in certi appalti pubblici.

La trappola è servita

Il meccanismo è semplice, e ben rodato: si abbassa artificialmente il limite di velocità su un tratto altrimenti scorrevole, magari con la scusa di un cantiere o di una curva che curva non è. Si piazza l’autovelox mobile, spesso in orari strategici — primo mattino, tarda sera, quando le strade sono vuote. Nessun cartello, nessun preavviso. Poi arriva la sanzione a casa: 129 euro e 3 punti, magari per essere andato a 68 dove il limite è 50, su un rettilineo in aperta campagna.

Il messaggio è chiaro: non ti puniamo perché sei pericoloso, ma perché ti sei fatto beccare. Non c’è prevenzione, non c’è educazione, solo una logica punitiva che serve a fare cassa.

Un modello che alimenta sfiducia e rabbia

Chi guida per lavoro, chi trasporta merci, chi accompagna figli, anziani, colleghi, non lo fa per divertimento. L’automobilista moderno è spesso un pendolare esasperato, un piccolo imprenditore in affanno, un genitore che rincorre il tempo. Quando questi cittadini si sentono traditi dalle regole del gioco, quando capiscono che la legge non protegge ma tende trappole, allora cresce la rabbia, la sfiducia, la voglia di ribellarsi.

E il danno è doppio: da una parte si svuota di significato uno strumento utile come l’autovelox, che in certe condizioni può davvero salvare vite. Dall’altra si indebolisce il legame di fiducia tra cittadino e istituzioni, già messo a dura prova da anni di burocrazia e tassazione opprimente.

Il vero pericolo non è dove serve, ma dove si incassa di più

Il paradosso è evidente: sulle strade davvero pericolose — curve strette, incroci mal segnalati, aree urbane densamente popolate — spesso non si vede l’ombra di un controllo. In compenso, sulle strade dritte, larghe, sicure, si moltiplicano le postazioni mobili. Non per migliorare la sicurezza, ma per massimizzare le entrate.

E il problema non è solo tecnico o morale. È culturale. Quando le amministrazioni locali usano gli strumenti di controllo per finanziare i propri bilanci, smettono di essere garanti del bene comune e diventano esattori. Quando la sicurezza stradale diventa un pretesto per fare cassa, lo Stato abdica al suo ruolo di guida e assume quello di predatore.

Conclusione: basta agguati, servono regole e rispetto

Nessuno chiede l’abolizione degli autovelox. Ma molti — sempre di più — chiedono trasparenza, logica, e rispetto. Un autovelox ben segnalato, visibile, posizionato con criterio è un alleato. Un autovelox nascosto, mimetizzato, studiato per coglierti in fallo è una trappola. E le trappole sono degne di chi vuole ingannare, non di chi amministra.

Se vogliamo davvero salvare vite sulle strade, cominciamo col trattare gli automobilisti come cittadini, non come bersagli mobili. Perché chi viaggia tanto sa una cosa: il vero rispetto della legge nasce solo quando la legge rispetta te.

di Carlo Di Stanislao

La Redazione de La Dolce Vita
???? Segui La Dolce Vita 4.0 su FacebookX,  InstagramYoutube e Threads per non perderti le ultime novità!