Atletico Ascoli, Simone Seccardini non vuole fermarsi: «Contro il Chieti sarà una partita aperta»

L’Atletico Ascoli di Simone Seccardini rilancia le ambizioni dopo tre vittorie. Il tecnico guarda al match col Chieti con fiducia.

Atletico Ascoli: Simone Seccardini punta in alto

ASCOLI PICENO – Sono tanti i pensieri che affollano la testa di un allenatore. Quelli di Simone Seccardini in questo momento sono pensieri positivi. Il suo Atletico Ascoli si è infatti rilanciato dopo un inizio di campionato non facile. E domenica i bianconeri saranno di scena all’Angelini contro il Chieti. Seccardini ci svela le sue impressioni su questa partita e le sue aspettative su questa stagione.

Fase di rilancio per l’Atletico Ascoli di Simone Seccardini

In campionato l’Atletico Ascoli è reduce da tre vittorie consecutive, oltre a quella in Coppa Italia contro il Foligno. E poco importa la sconfitta di mercoledì sempre in Coppa per mano dell’Ancona, che ha permesso ai dorici di passare il turno. Quello dei bianconeri è un trend positivo che gli ha permesso di rilanciarsi. Ma Simone Seccardini in fondo già lo sapeva, che prima o poi il vento sarebbe cambiato. Con la certezza che i valori della sua squadra sarebbero venuti fuori. E così è stato. Del resto lui ha sempre goduto della stima della società, capitanata dal patron Graziano Giordani. Che lo ha blindato con un contratto triennale, assegnandoli anche l’incarico di responsabile del settore giovanile.

Le ambizioni dell’Atletico Ascoli secondo Seccardini

Quest’anno il valore della rosa dell’Atletico è cresciuto notevolmente. Grazie ad una campagna acquisti che ha portato alla corte di Seccardini giocatori del calibro di Cosimo Forgione, Nicolas Belloni, Alessio Di Giorgio tra in pali. Che si sono andati ad aggiungere ai pilastri di questa squadra che lo scorso anno hanno permesso ai bianconeri di centrare una salvezza tranquilla: capitan D’Alessandro e Francesco Maio su tutti. Ma anche Didio, Vechiarello, Nonni. Insomma ci sono tutti i presupposti per fare meglio dello scorso anno. Poi in questa stagione le gare casalinghe dell’Atletico vengono disputate allo stadio Del Duca. Un palcoscenico di prestigio, che condensa storia e tradizione a tinte bianconere. Un motivo in più per imparare a sognare.

Tre vittorie consecutive in campionato più quella in Coppa Italia. I numeri dicono che si sono lasciate alle spalle le difficoltà di inizio di campionato…

«Alla fine i numeri sono questi. A settembre abbiamo fatto grandi prestazioni ma zero punti raccolti, ad ottobre abbiamo espresso alta qualità raccogliendo quello che abbiamo seminato. E’ difficile commentare per chi non guarda le partite. Sinceramente dispiace l’eliminazione di ieri (contro l’Ancona in Coppa Italia, ndr) avvenuta all’ 87’. Noi abbiamo colpito un palo, meritavamo di arrivare ai rigori».

Magari per quelle tre sconfitte consecutive avranno pesato mentalmente le maggiori ambizioni della società rispetto allo scorso anno, che in qualche modo hanno messo maggiore pressione. Tu che idea ti sei fatto?

«Guarda io dico che la pressione ce la siamo messa da sola, per alzare l’asticella. Noi dobbiamo generare valore. Noi gli uomini non li abbiamo sbagliati, i giocatori avevano bisogno di tempo per ambientarsi. In quattro partite abbiamo cambiato quattro superfici di gioco: contro l’Ancona abbiamo giocato a Castel di Lama su una fanghiglia.

Il mercoledì a Termoli altra battaglia sempre su una fanghiglia. Poi contro l’Ostiamare non meritavamo certo di perdere. Sia l’Ancona che l’Ostiamare hanno malizia e peso specifico superiori ai nostri. Noi non siamo stati capaci di leggere il momento.

D’Antoni, l’allenatore dell’Ostiamare, ha vinto il campionato in Eccellenza e in serie D con il Monterosi. Noi vogliamo migliorare il nostro vissuto e creare valore. Non abbiamo un campo dove allenarci e dove giocare, su due campi buoni abbiamo battuto Foligno e Recanatese. Noi vogliamo arrivare al vertice, ma ci vuole tempo. Il Pineto ci ha messo nove anni. L’importante è che i miei ragazzi ogni domenica danno la percezione di poter vincere».

Quanto è stata importante per te la fiducia della società per superare il momento critico?

«Questa è l’unica cosa che conta per me, la fiducia nel lavoro settimanale. In Italia nessuno guarda il lavoro che viene fatto dal lunedì al sabato. Graziano Giordani e i dirigenti sono con me H24. Io non sono mai stato messo in discussione, il nostro è sempre stato un clima sereno. Anche stamattina abbiamo fatto una riunione sugli obiettivi e sul settore giovanile insieme alla famiglia Giordani. La loro visione è uguale alla mia».

Tu che obiettivo stagionale ti poni?

«L’obiettivo era la Coppa Italia. Ci tenevo per poter affrontare due partite in una settimana, perché ho sempre pensato che la partita ti migliora. Per il campionato, il mio primo anno abbiamo fatto sesti. Il mio secondo anno ci siamo classificati ottavi. Quest’anno l’obiettivo è arrivare tra le prima cinque».

Guardando avanti, domenica si va all’Angelini contro il Chieti. Che avversario ti aspetti?

«E’ un avversario diverso rispetto a quello degli ultimi due anni, hanno cambiato guida tecnica e hanno investito tanto. Le ambizioni sono feroci e stanno raccogliendo meno di quanto seminato. Anche loro sono falcidiati da infortuni. Poi Ceccarelli è un giocatore fuori categoria, che calcia molto bene. Hanno Vuthaj, per lui parla la sua carriera. E Donsah, che non è quello dell’anno scorso. Il Chieti è in netto miglioramento. Noi negli ultimi due anni all’Angelini abbiamo sempre ben figurato. Quella di domenica sarà una partita aperta, da tripla».

Sarà anche la sfida tra te e Del Zotti: due allenatori emergenti che esprimono un’idea di calcio propositiva. L’impressione è che ci sarà da divertirsi…

«Non conosco Del Zotti. Il mio percorso è diverso dal suo, lui ha iniziato subito con i grandi. Io invece ho fatto vent’anni nel settore giovanile. Per la proposta, lui è avvantaggiato dal roster. Magari sarà più svantaggiato sulla gestione, perché in precedenza non ha avuto giocatori di caratura importante. Ma lui ha saputo guadagnarsi una piazza come Chieti. Ben vengano gli allenatori come Del Zotti, come Possanzini. Perché l’80/90% degli allenatori sono più cinici e pensano a non prenderle. La piazza di Chieti è esigente e magari non essere tra i primi ha un peso. Comunque domenica avrò il piacere di conoscere Del Zotti».

24-10-2025 Daniele Rossi 

La Redazione de La Dolce Vita
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