Arte, riabilitazione e inclusione saranno al centro del convegno ArtAbility, in programma giovedì 28 maggio 2026, alle ore 9.00, nell’Auditorium di Palazzo de’ Mayo a Chieti.
L’incontro, dal titolo “ArtAbility: ridefinire la riabilitazione attraverso l’arte”, propone una riflessione interdisciplinare su disabilità, creatività, neuroscienze, tecnologia e partecipazione sociale.
L’iniziativa è promossa dal CARES, Centro per la Disabilità, la Riabilitazione e Medicina dello Sport, con il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze, del Servizio per la Disabilità/DSA dell’Università d’Annunzio e di Ingenium European University.
Il tema dell’arte e riabilitazione attraverserà tutta la giornata, con un approccio aperto alla cura, alla creatività e alla partecipazione.
ArtAbility tra riabilitazione, arte e inclusione
La giornata si aprirà con i saluti istituzionali di Giorgia Committeri, vicedirettrice del CARES dell’Università d’Annunzio.
A seguire interverranno Paolo Colacioppo, Camillo Di Giulio, Danilo Bondi, Marco Catani, Pierluigi Sacco, Mirco Fasolo, Filippo Petroni, Nitamo Montecucco e Teresa Paolucci.
Gli interventi affronteranno temi legati all’invecchiamento, alla regolazione posturale, ai processi cognitivi e al rapporto tra neuroscienze e riabilitazione. Inoltre, si parlerà del ruolo delle arti nei percorsi terapeutici, dell’accessibilità tecnologica e delle nuove prospettive dell’inclusione.
Disabilità, creatività e narrazione al centro del convegno
Particolare rilievo avrà la presenza dell’associazione culturale no profit Transumanza Artistica. L’associazione proporrà un percorso dedicato al rapporto tra espressione artistica e disabilità.
Il focus sarà rivolto anche al valore della narrazione e del sogno come strumenti di rielaborazione del vissuto psichico.
L’iniziativa nasce da esperienze maturate in strutture rivolte a persone con problematiche psichiatriche. Tra queste rientra anche un semiconvitto per adulti con disabilità.
In questo percorso, l’inclusione attraverso l’arte diventa uno strumento concreto per dare voce a fragilità, esperienze e possibilità espressive.
“La Mongolfiera non soffre d’Insonnia” a Palazzo de’ Mayo
Da questo percorso è nato lo spettacolo teatrale “La Mongolfiera non soffre d’Insonnia”, scritto da Ugo Trevale.
Lo spettacolo sarà presentato alle ore 12.30 con l’attore Nicola Liberato. La rappresentazione offrirà al pubblico una restituzione artistica del rapporto tra fragilità, immaginazione e possibilità di riscatto.
La mostra di Alfredo Troise e lo sguardo oltre lo stigma
Il convegno sarà arricchito anche dalla mostra pittorica di Alfredo Troise, artista affetto da sindrome di Tourette.
La sua opera diventa occasione di riflessione sul rapporto tra creatività, identità e stigma. La mostra, infatti, propone uno sguardo diverso sulla disabilità.
Non la presenta come limite definitorio della persona, ma come condizione da cui possono emergere forme originali di espressione, comunicazione e presenza nel mondo.
Il rapporto tra disabilità e creatività rappresenta, quindi, uno dei nuclei più forti del convegno.
Verratti: “Ripensare la riabilitazione come riconoscimento della persona”
«Il convegno», spiega il professor Vittore Verratti, docente di Fisiologia, delegato alla Disabilità del Dipartimento di Scienze dell’Università d’Annunzio e organizzatore dell’evento, «propone una riflessione interdisciplinare sul ruolo dell’arte nei percorsi riabilitativi».
Secondo Verratti, l’obiettivo è mettere in dialogo competenze mediche, scientifiche, pedagogiche, artistiche e sociali. Inoltre, il convegno punta a superare una visione puramente tecnica della riabilitazione.
«Al centro della giornata», sottolinea il professore, «vi sarà il rapporto tra abilità, fragilità e creatività».
L’arte, quindi, non sarà letta solo come attività estetica. Al contrario, diventerà un linguaggio capace di favorire consapevolezza, inclusione, rielaborazione del vissuto e partecipazione sociale.
«ArtAbility», conclude Verratti, «si presenta come un appuntamento scientifico, culturale e civile. Un luogo di confronto in cui la riabilitazione viene ripensata non solo come recupero di funzioni, ma come processo più ampio di riconoscimento della persona, delle sue possibilità espressive e della sua dignità».