Il ritorno dei fantasmi sociali attraversa questo tempo: dai manicomi all’Intelligenza Artificiale, passando per le moschee scolastiche e le toghe sotto
esame: il progresso inciampa, torna indietro e scopre che il mondo è ancora nelle mani
dell’uomo. Purtroppo.
Il ritorno dei fantasmi sociali tra progresso e realtà
I fantasmi sociali davanti all’Intelligenza Artificiale
Nel frattempo, mentre la politica litiga sulle macerie della logica, arriva perfino il nuovo pontefice, Papa Leone XIV, che nell’enciclica Magnifica Humanitas mette in guardia contro il paradigma tecnocratico, denuncia le nuove schiavitù digitali e invita a “disarmare” l’Intelligenza Artificiale.
Non perché la macchina sia malvagia, ma perché l’uomo rischia di diventare pigro abbastanza da consegnarle il proprio cervello in comodato d’uso.
Ed è qui il punto centrale. L’IA non fa paura perché pensa, ma fa paura perché molti hanno smesso di farlo. Anche in questo passaggio emerge il ritorno dei fantasmi sociali, cioè la tentazione di affidare alla tecnica ciò che dovrebbe restare responsabilità umana.
Ogni grande invenzione umana porta con sé progresso e rischio. La stampa diffuse cultura e propaganda; la televisione informò e rincitrullì; Internet collegò il mondo e isolò gli individui. L’Intelligenza Artificiale potrà curare malattie, accelerare ricerca, migliorare la vita. Oppure potrà diventare l’arma definitiva nelle mani del primo squilibrato convinto di essere Napoleone con accesso ai codici nucleari.
Ed è questo il vero incubo contemporaneo: non la macchina che domina l’uomo, ma l’uomo che abdica a sé stesso.
Ci sarà sempre un pazzo in un pazzo venerdì, sempre più pazzo, per citare il film del 2025 diretto da Nisha Ganatra, pronto a premere il bottone sbagliato nel momento sbagliato.
La differenza è che un tempo distruggeva il cortile del paese; oggi può cancellare mezzo pianeta dal satellite.
Politica italiana e teatro dell’assurdo
E mentre il mondo balla sul Titanic digitale, la cronaca interna riesce persino a superare la fantasia.
Forza Italia rilancia la responsabilità civile dei magistrati; la Lega rivendica la battaglia come propria; il 3 giugno si annuncia l’ennesimo showdown da salotto istituzionale. Nel frattempo, un ex dirigente dell’Olp compare nelle liste del Movimento 5 Stelle e qualcuno pensa persino di affidargli l’assessorato alla Pace, in una di quelle ironie che neppure il miglior sceneggiatore oserebbe proporre sobriamente.
Poi c’è il caso Venezia, con il video di uno straniero che, direttamente dall’aula di voto, dispenserebbe consigli elettorali ai propri connazionali a favore di un certo partito. Globalizzazione democratica, la chiamano; ci sono le benedizioni elettorali ai candidati musulmani; ci sono le scuole che organizzano visite in moschea in nome della laicità, spiegando che oltre il 30% degli studenti è musulmano.
Ora, sia chiaro: conoscere culture diverse è civiltà.
Ma, anche qui, il ritorno dei fantasmi sociali affiora quando ogni trasformazione viene spacciata come inevitabile progresso. E soprattutto è pericoloso quando chi governa non distingue più integrazione da sostituzione culturale, dialogo da resa, tolleranza da paura di dire “no”.
Fantasmi sociali, sport e cronometro
La saggezza perduta
E allora sì, fermiamoci un istante.
Come osservava Stefan Zweig, anche la pausa fa parte della musica.
Il problema è che l’umanità continua a suonare strumenti potentissimi senza aver imparato la partitura. Proprio qui, nel ritorno dei fantasmi sociali, emerge la distanza tra la forza che possediamo e la saggezza che ancora ci manca.
Abbiamo l’energia atomica, l’Intelligenza Artificiale, la finanza globale, gli arsenali spaziali e la comunicazione istantanea. Abbiamo tutto.
Tranne la saggezza proporzionata alla forza che possediamo.
E questa, purtroppo, nessun algoritmo potrà mai installarla automaticamente.