Alla Biennale, “Omnia vincit amor – Controguerra” porta la firma di Leo Strozzieri e unisce arte, pace e radici abruzzesi.

L’artista abruzzese Leo Strozzieri ci racconta la sessantunesima edizione della Biennale d’Arte di Venezia, che lo vede protagonista…
VENEZIA – Lo sfondo è quello suggestivo della laguna, con i luoghi simbolo di Venezia. Musa ispiratrice per arte, letteratura e cinema. La sessantunesima edizione della Biennale d’Arte di Venezia vista dall’artista abruzzese Leo Strozzieri. Uno dei protagonisti di un’edizione che ha risentito della situazione internazionale e dei venti di guerra.
Strozzieri racconta la Biennale tra Leone d’oro e polemiche d’oro
È una Biennale all’insegna delle polemiche quella che si è aperta lo scorso 9 maggio. Nella sessantunesima edizione della prestigiosa rassegna d’arte infatti la giuria internazionale si è rifiutata di prendere in considerazione i padiglioni di Russia e Israele, vista la situazione internazionale. Una giuria che si è dimessa in blocco. E così non sarà possibile assegnare il classico “Leone d’oro”. In alternativa sono stati introdotti i “Leoni dei visitatori”. In sostanza sarà il pubblico a votare. Ma ben 52 dei 111 artisti che partecipano alla kermesse hanno deciso di rinunciare al premio in segno di solidarietà verso la giuria dimissionaria.
Strozzieri alla Biennale con “Omnia vincit amor”
La Biennale quest’anno ha seguito il tema “In minor keys”, in ricordo dell’artista camerunense Koyo Kouoh, recentemente scomparsa. La rassegna lagunare si estende dai Giardini all’Arsenale, toccando i luoghi più suggestivi di Venezia. E resterà aperta fino al 22 novembre. Protagonista dell’edizione di quest’anno della Biennale è Leo Strozzieri, artista e critico d’arte abruzzese. L’opera di Strozzieri denominata “Omnia vincit amor – Controguerra” racchiude un significato profondo, che vuole essere soprattutto un messaggio a favore della pace. E non mancano anche i richiami alle sue radici abruzzesi, che ci conducono a Controguerra, suo paese d’origine.

Futurismo e arte contemporanea
Del resto l’artista in questa edizione è l’unico rappresentante della nostra regione nella prestigiosa rassegna. Attualmente Strozzieri si sta dedicando soprattutto alla pittura e alla produzione di opera in ceramica a freddo. L’artista ha all’attivo studi approfonditi che si sono concentrati in particolare sul Futurismo e sull’arte contemporanea. Ed ha avuto rapporti con molti dei più grandi artisti del Novecento come Umberto Mastroianni, Arnaldo Pomodoro e Valeriano Trubbiani. Ma anche con Pietro e Michele Cascella. Promuovendo diverse rassegne anche nel territorio abruzzese. Strozzieri nella sua residenza in zona Piazza della Marina a Pescara continua la sua produzione artistica, nonostante i problemi di salute.
Strozzieri racconta la Biennale tra arte, pace e contestazioni
Che Biennale sta prendendo forma in questa edizione?
«Felice e traumatica allo stesso tempo, per via delle contestazioni. Temi sempre che possa succedere qualcosa per via della politica. Si è dimessa la giuria e i premi verranno assegnati a livello popolare. In base alle preferenze dei visitatori assegneranno primo e secondo premio. Chi ha vinto è il Governo, perché da adesso fino alla fine il pubblico non potrà entrare nel padiglione della Russia perché è un obiettivo sensibile. È una storia curiosa. Poi le persone vicine a Koyo Kouoh, che è scomparsa da poco, hanno portato avanti il discorso. Hanno invitato 111 artisti per esporre e non c’era un italiano. In una kermesse che ha sede in Italia, è assurdo. Tutti gli italiani sono stati dirottati nel padiglione della Guinea. Sono stati stampati tre cataloghi, uno piccolo con la mia opera e altri due volumi. Poi c’è il catalogo degli artisti della Biennale prodotto dalla Mondadori, con cui io lavoro da cinque-sei anni. Hanno dedicato una pagina intera sulla mia opera».
Lei è uno dei protagonisti con la sua opera “Omnia vincit amor- Controguerra”, che messaggio ha voluto lanciare?
«Ho voluto dare un titolo polemico all’opera. Inizialmente volevo citare Trump, Putin e Netanyahu come la triade del male. Ma non me lo hanno concesso. Così ho scelto un titolo accessibile a favore della pace, con un verso di Virgilio. Si tratta di un dipinto su tavola. Ho aggiunto anche Controguerra che è il mio paese natale. Lo hanno dovuto accettare. E la mia protesta contro la guerra l’ho fatta lo stesso (sorride, ndr)».
Il tema di questa sessantunesima edizione della rassegna è “In minor keys”, cosa sta a significare questo tono minore?
«Il tema centrale in realtà l’ho approfondito poco. Noi siamo stati inseriti nel padiglione con il tema “L’eco dell’arte, il suono della natura”. La materia è fondamentale nella pittura contemporanea. Io mi sono servito di questo titolo sulla materia per usare colori ceramici giapponesi. Tutta la Biennale è dislocata in diverse parti della città. Il nostro padiglione è sull’isola di San Servolo, dove c’è la statua più bella di Arnaldo Pomodoro. Uno dei più grandi scultori del Novecento. Si tratta della “Rosa nel deserto”. Negli anni Ottanta andavo spesso a trovarlo. E gli feci anche un’intervista sull’arte sacra».
In senso generale, dove ci vuole condurre l’arte della Biennale?
«Secondo me quest’anno la Biennale è proprio in tono minore. Io non credo che lascerà molta traccia. Ho visto opere non eccezionali. Ci sono artisti che sarebbero stati più meritevoli di esporre. Altre Biennali hanno lasciato impronte. Come gli artisti americani della pop-art ad esempio. Grazie alla Biennale la pop-art divenne anche italiana. Quella pop-art portava modelli consumistici, come Marlin Monroe, oppure la Coca-cola. L’Italia invece ha portato avanti modelli culturali, così venivano riprese le opere di Michelangelo. Perché il nostro paese ha una tradizione culturale. Ma in ogni caso, questa Biennale verrà ricordata soprattutto per le polemiche…»
13-5-2026 Daniele Rossi