Nuova Pescara, l’affondo di D’Alfonso: “Non basta una scatola vuota”

Il dibattito sulla Nuova Pescara si riaccende con l’intervento di Luciano D’Alfonso, che entra nel merito del percorso di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. L’ex presidente della Regione Abruzzo affronta il tema distinguendo la proposta della Città Metropolitana da parte dell’onorevole Giulio Sottanelli dalle posizioni di chi si oppone all’unione delle tre città. Allo stesso tempo, invita a costruire un progetto concreto, fondato su servizi, investimenti e vantaggi reali per i cittadini.

Nel percorso della Nuova Pescara D’Alfonso chiede una fusione concreta

“Il tema della Nuova Pescara è un argomento sfidante che va trattato con assoluto realismo ordinamentale. Occorre fare una netta distinzione tra la motivazione positiva che spinge il mio collega e amico Giulio Sottanelli a proporre l’istituzione della Città Metropolitana — anziché la fusione immediata tra Pescara, Montesilvano e Spoltore — e le spinte motivazionali di chi è contrario per principio all’unione delle tre realtà urbane.

Per sostenere ed edificare il cantiere di questa nuova forma urbana, dobbiamo partire dal presupposto che la sua formazione costituisce ormai un processo discusso, ma non più discutibile”.

Il richiamo a Doxiadis e all’Ecumenopolis

“Per approfondire il rapporto tra la Nuova Pescara e l’idea di realtà metropolitana configurata da Sottanelli, è necessario compiere un passo indietro storico e dottrinale.

A partire dagli anni Sessanta — lo ricordo a quegli architetti che prima si sono gettati a capofitto sull’idea della città nuova e oggi, forse per ossequio nei confronti dei sindaci in carica, cominciano a manifestare singolari perplessità — emerse la figura di un formidabile accademico e urbanista di Atene, Costantino Apostolo Doxiadis, fondatore dell’Ekistica, la scienza globale degli insediamenti umani.

Fu proprio Doxiadis a teorizzare il concetto profetico di Ecumenopolis: la città mondiale unica e continua verso cui l’urbanizzazione del pianeta stava inevitabilmente tendendo, dimostrando che mettere insieme i destini e le geografie dei territori conviene sempre strategicamente.

Basti immaginare l’Italia, davanti alle risorse del PNRR, come una sola grande città. In questo modo, il Paese avrebbe potuto affrontare alla radice molti problemi strutturali. Avrebbe evitato, inoltre, di moltiplicare scuole destinate a restare senza bambini. Allo stesso tempo, avrebbe ridotto il rischio di replicare opere pubbliche ridondanti e quasi identiche.

La semplificazione dei livelli amministrativi, pertanto, mi convince appieno”.

Le resistenze di Montesilvano e Spoltore

“Ci si deve chiedere, tuttavia, che cosa dia oggi ragione alle legittime resistenze di Spoltore e Montesilvano rispetto al baricentro pescarese, e cosa giustifichi le lamentele, i timori e le paure che rischiano di tradursi in combattività e ostacolo procedurale.

La risposta è evidente: finora non c’è stato un vero progetto di fusione, bensì una serie di adempimenti di confusione.

Il nostro dovere attuale non è sfasciare un’istituzione esistente per produrre un esito peggiore, ma edificare una realtà evoluta con la certezza che essa funzioni di più e offra reali vantaggi concreti ai cittadini.

Oggi, in base alle carte attuali, non sono affatto convinto che, una volta terminato l’esercizio del procedimento in corso, ne scaturisca una città migliore, capace di erogare maggiori servizi, di assicurare una superiore prossimità relazionale e di garantire benefici tangibili per la comunità”.

Città Metropolitana e fusione

“In questo scenario si inserisce l’iniziativa di Sottanelli, il quale ha precisato che la sua proposta non si pone in conflitto con la procedura in atto; personalmente la colloco in un orizzonte temporale più lontano, consapevole del fatto che richiederà una fatica incredibile.

Questa legittima aspettativa non deve però trasformarsi nell’occasione per buttare a mare il procedimento della fusione; al contrario, dobbiamo trovare la maniera di riempire di contenuti un non-progetto che per adesso si limita a un’attività burocratica che, scherzando, ho accostato all’operato del ragioniere di Serfina.

Dobbiamo stabilire con esattezza, nel momento in cui questa città nuova nascerà, quale valore aggiunto essa sarà in grado di offrire”.

I 105 milioni e il “PNRR dedicato”

“La legge che stanzia i 105 milioni di euro — scritta e negoziata in prima persona da me, d’intesa con altri — deve rappresentare il punto T1 degli strumenti di utilità effettiva della nuova entità.

È indispensabile negoziare un’agenda di obiettivi e di investimenti di cui finora non si è mai parlato, una sorta di PNRR dedicato ed esclusivo per questo territorio, capace di aggredire dieci grandi emergenze.

Guardo, su questo punto, a quanto realizzato altrove in Europa, dove i processi di fusione a Bruxelles o a Rotterdam sono stati perfezionati sulla base di progetti puntuali, precisando una per una le utilità per i cittadini e negoziando leggi ad hoc”.

Per questo, nel ragionamento sulla Nuova Pescara D’Alfonso insiste sulla necessità di trasformare le risorse in servizi, sicurezza e investimenti misurabili.

La strategia e i tempi della nuova città

“Ottenere una simile legge dedicata per il nostro territorio sarà possibile solo dopo aver dimostrato bravura e risolutezza d’azione.

Non appare proceduralmente opportuno accelerare oggi per l’ottenimento immediato della città-provincia metropolitana, poiché un simile passaggio anticipato rischierebbe di attrarre un meccanismo di cointeressati micidiali.

La sfida odierna impone di fare strategia e rete.
Bisogna riempire di contenuti sostanziali la nuova città.

Inoltre, va superato il limite psicologico del ‘piccolo che amministra meglio del grande’.
Si tratta di un limite rassicurante e confortante, ma non sufficiente.

Dobbiamo individuare subito i vantaggi aggiuntivi per la popolazione.
Quei vantaggi dovranno tradursi in benefici diretti.

Tuttavia, serve una consapevolezza realistica.
I primi dieci anni saranno infernali.
Solo dall’undicesimo anno la macchina amministrativa comincerà a trovare il proprio assestamento ordinario.”

“No all’inganno del falso risparmio”

“Non mi sono mai iscritto al popolo degli euroentusiasti dell’ingrandimento fine a se stesso. Tuttavia, se centomila cittadini hanno espresso il proprio voto chiedendo una nuova forma urbana, quell’esito democratico va rigorosamente valorizzato.

Non possiamo liquidare l’iniziativa di Sottanelli come ultronea.
Allo stesso modo, non possiamo equipararla ad acqua piovana.

Restano, però, difficoltà oggettive.
Mancano solo undici mesi alla fine della legislatura.
Inoltre, dagli spalti potrebbero piovere molte altre richieste concorrenti.

Dobbiamo rendere sostanziale il meccanismo di produzione di questa nuova realtà.
La nuova città deve rispondere a quesiti precisi sulla creazione di nuovi vantaggi.
Deve anche dimostrare superiori capacità di funzionamento.

Per questo, bisogna rifuggire dall’inganno alcolico del presunto risparmio.
Quel risparmio, infatti, viene spesso sbandierato attraverso il semplice taglio delle presenze politiche sugli scranni consiliari.”

Fiumi, sicurezza e investimenti

“Le priorità vanno fissate subito con chiarezza: risorse finanziarie certe per i fiumi, a partire dagli interventi per risalire il fiume Pescara e renderne l’acqua lavabile, operazione per la quale occorrono 100 milioni di euro, e parallelamente un piano straordinario e dedicato per il fiume Saline.

È necessario che il sottosuolo sia radicalmente riordinato e che la notte sia sicura in tutte e tre le città che si uniscono.

Stabiliamo un’agenda di investimenti che dia finalmente le ruote alla macchina della città nuova”.

Il confronto con ordini professionali e portatori di interesse

“È giunto il momento di organizzare un confronto serio, motivato e fondato sul tema della fusione.
Per questo, vanno convocati gli Ordini professionali, le Organizzazioni e i portatori di interesse.

Dobbiamo scrivere con penna e calamaio, alla maniera dei vecchi ragionieri.
Inoltre, dobbiamo definire investimenti, necessità di risorse umane e dotazioni finanziarie.
Poi bisogna individuare chi fa cosa, quando e come.

Fissiamo un calendario serrato di incontri verso la scadenza del 31 dicembre.
Così arriveremo preparati, dopo aver riempito la scatola della nuova città.
Allo stesso tempo, manterremo il pensiero strategico della Città Metropolitana.”

Nuova Pescara D’Alfonso: “Non si può perdere altro tempo”

“L’orologio del tempo non si può riportare indietro, pertanto non è più consentito perdere altro tempo”.

Per questo, nel ragionamento sulla Nuova Pescara D’Alfonso insiste sulla necessità di trasformare le risorse in servizi, sicurezza e investimenti misurabili.

La Redazione de La Dolce Vita
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