Vincenzo Ottaviani e le Svolte di Popoli
POPOLI TERME – Chissà quante volte chiudendo gli occhi la sera prima della gara, Le Svolte di Popoli, si sarà ripercorso quel tracciato con la sua mente. Sì, perché Vincenzo Ottaviani quel percorso lo conosce ormai a memoria. È la sua gara di casa e non potrebbe essere altrimenti. In questa edizione delle Svolte di Popoli per lui è arrivato un ottimo quinto posto. Che si aggiunge alla quarta posizione dello scorso anno. Il pilota ci svela cosa rappresenta per lui questa gara e cosa vuol dire correre su un prototipo.
Obiettivo centrato
È stata senza dubbio una grande soddisfazione per Vincenzo Ottaviani. Che quest’anno è riuscito a migliorare la performance dello scorso anno. Era un po’ questo il suo obiettivo di partenza. Dunque per lui è arrivata la migliore prestazione di sempre nella corsa di casa.
Nella prima manche di gara con la sua Wolf GB08 Thunder motorizzata Aprilia della scuderia Speed Motor ha fermato il cronometro sul 3’:23.30. Nella seconda manche più o meno un tempo simile, con 3’:24.29. Risultati che gli hanno consentito di collocarsi in quinta posizione nella classifica assoluta. E di conquistare il primato nella classe 1600 del gruppo E2SC-SS. Oltre all’altro primato nella speciale classifica riservata ai piloti di Popoli. In un’edizione dove ha trionfato Stefano Di Fulvio, con cui Ottaviani ha scambiato subito dei pareri già dalla giornata di giovedì, nel corso della conferenza stampa di presentazione.
Al paddock il pilota popolese appariva sereno. Del resto intorno a lui c’erano i tecnici della scuderia Speed Motor che lo assistono. Lo scorso anno arrivò per lui un altrettanto ottimo quarto posto. Segno che con la sua Wolf Thunder può stare tranquillamente tra i primi nell’assoluta.
Gara di casa: Le Svolte di Popoli
Per Ottaviani ovviamente le Svolte di Popoli hanno un fascino particolare. «Il prossimo anno saranno vent’anni che corro», ricorda prima di infilarsi nell’abitacolo nei giorni di gara. I suoi inizi proprio su questi tornanti a bordo di una Peugeot 106 Rallye. E da allora di strada ne ha fatta tanta, in tutti i sensi. Fino ad arrivare a salire su un prototipo, con delle prestazioni di gran lunga superiori rispetto ad una vettura stradale. E che richiede una grande preparazione preliminare. Oltre che un grande lavoro da parte di tutto lo staff dei meccanici.
La seconda Gara di Stagione
Quella di Popoli in questa stagione per lui è la seconda gara. Infatti ha partecipato alla Rieti-Terminillo, piazzandosi in quattordicesima posizione nella classifica assoluta. Lui come tanti piloti popolesi su queste strade ci è cresciuto. E su queste strade i suoi compaesani lo hanno incitato a gran voce nel corso dei suoi passaggi in gara. Alla partenza il suo sguardo che filtrava dal casco lasciava trasparire solo concentrazione. E poi quando si abbassa quella visiera, tutto magicamente scompare.
Quanto ti soddisfa questo quinto posto?
«Ho fatto il meglio che potessi ottenere. Si può sempre migliorare, i best time sono fatti per essere battuti. Ma davanti avevo cilindrate e cavallerie molto più potenti della mia. I primi tre della classifica viaggiano su cavallerie elevate. Il quarto (Emanuele Farris, ndr) è il mio compagno di team, con motore turbo. È stato un week-end positivo, nonostante un sabato un po’ sottotono».
È inutile dire che per te questa corsa, Le Svolte di Popoli, ha un sapore particolare…
«Sì, come dico sempre Popoli è un paese piccolo. Il prossimo anno per me sarà la ventesima edizione e ogni anno ha un sapore diverso. Essere il pilota di casa è un peso che mi porto sulle spalle, perché tutti si aspettano sempre grandi passaggi da me. Bisogna mettere insieme tante cose, come la temperatura delle gomme, la pressione, l’aerodinamica. La strada la conosco benissimo. 3’:23 è il mio tempo migliore in assoluto. Quest’anno a giugno è venuto a mancare il mio amico Giordano Di Stilio, un mio piccolo mentore. Con lui avevo un rapporto stretto. E si aggiunge ad un altro grande lutto per me, con la scomparsa di mio zio Giulio che era sempre presente nelle gare. Sabato ero stanco soprattutto per la gara del Terminillo. Domenica mi sono commosso una volta tagliato il traguardo, vedendo il tempo. Avere la fortuna di aver partecipato venti volte alle Svolte per me è un grande onore. Mi ha fatto vivere una seconda vita».
In molti si ricordano i tuoi inizi qui alle Svolte di Popoli con una Peugeot 106 Rally, quante cose sono cambiate da allora?
«Io ho fatto varie esperienze. Prima con la 106 Rallye, poi con una Peugeot 205 e successivamente con una Citroen Saxo. Nel 2015 ho guidato anche un’Osella. Ho fatto il salto di qualità con questa monoposto. Sono cambiate tante cose. Prima ero un ragazzino che partiva con la macchina e il carrello per divertimento. Parliamo di vent’anni fa».
Cosa ti spinse a prendere in mano un volante di una vettura da corsa per la prima volta?
«Non saprei risponderti. Queste sono passioni che vengono tramandate, ma nella mia famiglia non c’è nessuno che ha corso. Mio zio Giulio che non c’è più aveva la passione per i motori, ma non ha mai corso. La passione di mettermi tuta e casco è nata perché sono di Popoli. E qui c’è questa tradizione della Cronoscalata e del Ferragosto popolese. Da ragazzini trascorrevamo la notte alle Svolte prima della gara. Poi è stato Antonio Santoro che correva ad invogliarmi a fare la licenza. Da piccolo passavo ore e ore in officina da Camillo Febbo. La mia prima gara l’ho fatta ad Ascoli nel 2005. Sono nato il giorno in cui nell’ ’84 si correva il Campionato Europeo a Popoli, sarà stato un segno del destino».
Qual è la differenza più grande tra un prototipo e una vettura stradale?
«Cambia tutto. La macchina stradale ha rollio e punti di convergenza diversi. Il prototipo è monoscocca, si sente tutto. Anche un piccolo dosso fa tanto. A livello aerodinamico ti schiaccia a terra. Con la turismo viaggi per avere meno attrito possibile e più percorrenza di curva».
Quant’è stato importante per te il lavoro dei tecnici che hai nella tua scuderia?
«Ho la fortuna di essere assistito da un team ufficiale, come quello dei fratelli Bellarosa di Bergamo, che hanno una factory chiamata Wolf Racing Cars. Invece nella Wolf Hill Climb Division a capo c’è Andrea Fravolini di Orvieto e Eugenio Molinaro. Poi alle spalle ho la scuderia Speed Motor di Tiziano Brunetti. In una gara come Popoli dove conta il bilanciamento sono stati tutti fondamentali. Agendo sui rapporti e l’aerodinamica la macchina è cambiata, come mi suggeriva Fravolini. Alla base c’è un’armonia creata dal team, questo fa sì che tu ti senta a tuo agio. Si vince sempre insieme».
Tra test, ricerca del set-up, spostamenti per le gare, quanto lavoro c’è nella vita di un pilota?
«Nella vita di un pilota c’è tanto lavoro. Si acquistano anche programmi che simulano le gare in salita. Io non ho l’opportunità di andare in pista random. Faccio sempre alcuni giri per trovare gli automatismi. Sono tre anni che corro con questa macchina e riporto delle sensazioni di guida che ho. Il bagaglio te lo crei quando vai in pista. Qui c’è la grandezza di affidarsi a persone serie e competenti. In salita non ci sono cordoli e la strada è piena di asperità. Bisogna avere la competenza di adattare un mezzo alle salite».
In questa stagione sei alla tua seconda gara. Quali aspettative ti sei posto?
«La mia aspettativa era fare meglio la gara di casa. Non posso permettermi di seguire un campionato per questioni di budget. Apprezzo la stima di molti che vedono in me delle capacità, nonostante i pochi chilometri percorsi e le poche gare fatte. Nella velocità alleni soprattutto i riflessi. Adesso farò la gara di Orvieto a fine settembre».
Per le la parte organizzativa delle Svolte di Popoli come ogni anno è stato fondamentale il lavoro degli uomini dell’Asd Svolte di Popoli e dei ragazzi del gruppo “Quelli delle Svolte”. Tu che li conosci bene, quant’è grande la loro passione e l’impegno che ci hanno messo in questi anni per dare un futuro a questa storica corsa?
«Il mio grazie principale va a loro, perché se riesco ad esprimermi in macchina lo devo a loro. I ragazzi di “Quelli delle Svolte” entrarono in associazione in un periodo non facile. Nonostante le mille difficoltà sono riusciti a mettere in piedi una manifestazione credibile e solida. Di gare così in Italia se ne vedono davvero poche. Personalmente cerco di fare da collante e convincere piloti che fanno “Supersalita” a venire a correre a Popoli. Nel mio piccolo cerco di fare pubblicità».
12-08-2025 Daniele Rossi



