La pace è femmina è il titolo della silloge di Imma Schiena e di un libro sulla pace che trasforma la poesia in una riflessione civile, umana e profondamente attuale. Il libro, pubblicato da Neos Edizioni, affronta il dolore del presente e il desiderio di futuro attraverso una scrittura che unisce visione, denuncia e tensione etica. Per questo motivo, l’opera si offre al lettore come un percorso intenso tra il sacro femminile, le ferite del mondo e la ricerca ostinata della pace.
La pace è femmina tra poesia corale e visione universale
In questa recensione di La pace è femmina, Imma Schiena non parla solo in prima persona. Al contrario, apre il verso a una dimensione corale, ampia, quasi universale. La silloge nasce infatti come un’eco condivisa, capace di attraversare culture, lingue e sensibilità diverse. Inoltre, la presenza delle traduzioni di Marina Schirone, Taghrid Bou Merhi e Rosario Vera Romero rafforza questa tensione al dialogo e amplia il respiro dell’opera.
Il libro si sviluppa in una struttura bipartita. Da una parte troviamo “Prima del Realismo Terminale”. Dall’altra emerge “Verso il Realismo Terminale”. Questa divisione non è solo formale. Segna, invece, un passaggio preciso: dalla carne del dolore alla materia fredda degli oggetti, dalla sacralità della vita a una realtà sempre più dura, meccanica e terminale.
Imma Schiena e il significato profondo della pace femminile
Il cuore filosofico della prima parte ruota intorno a un’identità forte: quella tra donna e pace. La scelta della parola “femmina” non appare casuale. Al contrario, è una scelta ontologica, essenziale, carica di significato. La pace è femmina perché custodisce la vita, la genera, la difende. È casa, grembo, presenza che feconda il silenzio e lascia morire l’odio.
In questa visione, la pace smette di essere un concetto astratto o una formula politica. Si fa corpo. Assume occhi, mani senza catene, un cuore trafitto dall’indifferenza. Di conseguenza, Imma Schiena compie un’operazione poetica potente: rende visibile l’assoluto e restituisce carne a un ideale troppo spesso svuotato dalle parole.
La pace è femmina come origine del noi
Uno dei nuclei più intensi della silloge riguarda il rapporto tra pace e sopravvivenza collettiva. Quando l’autrice afferma che, per la sua femminilità, noi esistiamo, sposta il baricentro dell’essere. Non può esistere un “noi” senza pace, proprio come non può esistere vita senza il grembo materno. Perciò la pace diventa condizione biologica e spirituale della nostra permanenza nel mondo.
La chiusura della poesia che dà il titolo all’opera lega poi il mito al futuro. La Pace si unisce alla Libertà e genera il Futuro. È una visione luminosa, ma anche necessaria, perché prova a rispondere al naufragio dell’umanità contemporanea con un’immagine di rinascita.
La pace è femmina e il dolore delle donne di Kabul
Dopo la dimensione simbolica, La pace è femmina entra nella cronaca della sofferenza e rafforza la sua idea di pace femminile. Qui la poesia civile di Imma Schiena si fa denuncia e testimonianza. Le donne di Kabul diventano il volto di un dolore che il mondo osserva, ma troppo spesso non ascolta davvero.
L’autrice racconta il dramma delle bambine private dell’infanzia, costrette a diventare donne troppo presto. Sono figure spezzate, segnate dalla violenza, dal silenzio e dalla mancanza di carezze. In queste pagine, la poesia non consola. Interroga. Accusa. Costringe il lettore a guardare.
Il velo come confine dell’esistenza negata
Il velo, in questa sezione, non è soltanto un indumento. Diventa un confine sonoro, uno spazio sospeso tra la voce e il mondo. È il luogo in cui il grido rimbomba senza essere accolto. Rappresenta, quindi, l’immagine di un’esistenza negata, di una vita che continua a morire nel silenzio generale.
Eppure, dentro questa tragedia, La pace è femmina e fa emergere anche un verbo decisivo: resistere. attraversa la condizione di queste donne e diventa manifesto umano prima ancora che poetico. Il loro coraggio supera la paura, sfida l’abisso e affida i figli alla terra o al mare pur di salvarli. Così, nei loro occhi, si pianta il cuore stesso dell’umanità.
La struttura della silloge tra umanesimo e Realismo Terminale
Nella prima parte, La pace è femmina si afferma come una forza generatrice. Pace e donna sembrano infatti appartenere alla stessa sostanza. Sono entrambe energia che custodisce, che attende, che dimentica l’offesa e lascia morire l’odio. È una poesia di carne e vento, di sacralità e ferita.
Tuttavia, il libro sulla pace cambia radicalmente scenario. In “Verso il Realismo Terminale”, Imma Schiena interiorizza la lezione poetica di Guido Oldani e mostra come l’oggetto abbia invaso l’umano, occupando lo spazio del sacro e della vita interiore.
Il mondo freddo degli oggetti
In questa sezione, La pace è femmina entra in un mondo in cui la natura smette di essere tempio. Il quotidiano si raffredda. L’anima sembra arrugginirsi. Il mondo non accoglie più, ma si indossa come un cappotto freddo, pesante, distante. Inoltre, ogni elemento della realtà appare deformato dalla materia, dal meccanismo, dalla ripetizione.
Anche il femminile sacro cambia statuto. Non illumina più davvero. Rimbalza. Si disperde. L’omelia non entra, il sugo sobbolle come un suono di campane, la pace stessa rischia di ridursi a prodotto di consumo. Per questo motivo, la seconda parte della silloge rappresenta un brusco risveglio.
La bandiera di piombo e il realismo terminale della pace
In La pace è femmina, il passaggio più forte arriva nel componimento dedicato alla bandiera della pace. Qui l’ideale perde leggerezza e si fa materia. Non sventola più come un simbolo libero. Diventa invece una statua di piombo, pesante, quasi insostenibile.
L’immagine è potentissima. Per sorreggere questa pace non bastano più le mani umane. Servono fili d’acciaio. La tecnica, quindi, prende il posto del gesto naturale. L’oggetto diventa l’unico sostegno di ciò che resta dell’ideale. La bandiera non smette di volare, ma il suo è ormai un volo meccanico, ostinato, sospeso sopra una terra che si sgretola.
La pace resta viva solo se torna umana
Questa seconda parte non distrugge il sogno iniziale. Piuttosto, ne mostra il pericolo. Quando la voce di chi genera vita viene esclusa, la pace si irrigidisce, si appesantisce, perde respiro. Resta in piedi, sì, ma solo a prezzo di una trasformazione artificiale. Ecco perché il libro lancia un messaggio netto: senza la centralità del femminile, la pace rischia di diventare solo una forma vuota, un simbolo pesante, una presenza ormai terminale.
Perché leggere La pace è femmina oggi
La pace è femmina è una silloge che parla al nostro tempo e trasforma il femminile sacro in una chiave di lettura del presente. Lo fa con una lingua poetica, ma anche con una coscienza civile molto chiara. Il libro intreccia mito e cronaca, sacralità e denuncia, visione e realtà. Inoltre, affronta temi che restano urgenti: la guerra, l’invisibilità delle donne, il peso degli oggetti, la perdita del sacro, la ricerca di un futuro possibile.
Per il lettore di oggi, questa raccolta può rappresentare un invito a rallentare e ad ascoltare. Non offre risposte facili. Non cerca scorciatoie. Tuttavia, lascia una traccia profonda perché restituisce alla pace un volto, un corpo e una responsabilità.
Imma Schiena, una voce della poesia civile contemporanea
Imma Schiena, nata in Puglia nel 1970 e residente a Torino, è poetessa, docente e attivista della poesia civile. Il suo percorso si distingue per l’impegno sui temi della pace e per una scrittura che tiene insieme sensibilità umana e visione critica del presente. In questa silloge, la sua voce si colloca in uno spazio preciso: quello di una poesia che non si chiude nella pagina, ma entra nella storia, nel conflitto e nelle ferite del mondo.
La recensione di Ada Rizzo coglie bene proprio questo aspetto. Non si limita a leggere il libro come un’opera lirica. Lo riconosce, invece, come una testimonianza corale e come un atto di resistenza. Perciò, il messaggio finale resta forte: finché chi genera la vita continuerà a essere escluso dai processi della pace, l’umanità non potrà dirsi davvero salva.

I versi finali di La pace è femmina
A chiudere idealmente il senso dell’opera restano i versi finali della poesia che dà il titolo al libro:
i suoi vestiti sono nuvole,
i suoi capelli raggi di sole,
le sue mani non hanno catene.
Il suo letto è il cielo.
La pace fa l’amore con la libertà.
Il suo nome è Eirene,
suo figlio si chiama: Futuro.