“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” — Sant’Agostino
Il Cooperante Alberto Trentini
A più di un mese dall’ultima chiamata del cooperante Alberto Trentini, detenuto nella prigione venezuelana di massima sicurezza El Rodeo I. A due settimane dall’appello pubblico della madre Armanda Colusso. Il caso sembra essersi dissolto nel silenzio istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a oggi, non ha mai citato pubblicamente il suo nome, neppure in conferenza stampa. Un’omissione che brucia, come ha dichiarato la madre alla trasmissione Il cavallo e la torre condotta da Marco Damilano. Ha sottolineato, con dolore, come invece non sia mancata l’attenzione verso altri casi noti come quello della giornalista Cecilia Sala, coinvolta recentemente in un incidente in Medio Oriente.
Mentre l’attenzione pubblica si concentra sull’escalation geopolitica tra Iran, Israele e Stati Uniti, il nome di Alberto scompare dal discorso politico e mediatico. Eppure il suo caso non è isolato. Secondo l’ONG venezuelana Foro Penal, almeno 83 cittadini stranieri sono attualmente detenuti nel Paese per motivi politici. Sei sono italiani, come riportato da fonti diplomatiche e da inchieste giornalistiche, e tra questi c’è anche lui.
Silenzi e diplomazie sul cooperante Alberto Trentini
Dal 16 maggio 2025, giorno dell’ultima comunicazione telefonica tra Alberto e la famiglia, tutto tace. Il governo italiano, attraverso l’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito e l’intelligence, è coinvolto in una trattativa informale con il governo venezuelano per la liberazione del cooperante. Lo ha confermato anche la legale Alessandra Ballerini in una conferenza stampa tenuta l’11 giugno a Roma, a cui ha partecipato la madre.
Il 18 maggio, il vice-ministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha ringraziato ufficialmente il presidente Nicolás Maduro per la telefonata tra Alberto e la sua famiglia, auspicando una “rapida scarcerazione del connazionale”.
Un segnale di apertura è arrivato il 18 maggio con il ringraziamento ufficiale del vice-ministro degli Esteri Edmondo Cirielli al presidente Nicolás Maduro, a seguito della telefonata tra Alberto e la famiglia, auspicando una “rapida scarcerazione del connazionale”.
Nonostante l’assenza di accuse formali contro di lui e il fatto che non sia mai stato incriminato per alcun reato, il suo rilascio appare ancora lontano. Le possibili vie includono una grazia presidenziale venezuelana, appoggiata moralmente dalle recenti indicazioni di Papa Francesco nella bolla Spes non confundit. Oppure una espulsione diplomatica, soluzione già adottata in passato con altri detenuti stranieri non formalmente accusati.
Un appello rimasto inascoltato
Né la Farnesina, né Palazzo Chigi hanno confermato pubblicamente una visita consolare imminente. Ad oggi, nessuna visita consolare italiana è stata autorizzata per vedere Trentini. Anche le rappresentanze venezuelane in Italia e presso la Santa Sede, interpellate da ilfattoquotidiano.it, non hanno rilasciato dichiarazioni.
Il console venezuelano a Milano, Gian Carlo Di Martino, candidato sindaco di Maracaibo, è informato del caso e ha sempre sostenuto il dialogo diplomatico. Anche monsignor Raúl Biord Castillo, arcivescovo di Caracas, è a Roma in questi giorni per incontri con autorità vaticane e si è dichiarato disponibile a incontrare la famiglia di Alberto.
“Spes contra spem”: la mobilitazione civile
Il 17 giugno, la madre di Alberto, amici e sostenitori hanno sfilato da Venezia a Mestre per chiedere pubblicamente il suo rilascio. Alla manifestazione ha partecipato anche l’attrice Ottavia Piccolo. I partecipanti hanno ricordato il carattere di Alberto, la sua umanità e il suo impegno come cooperante in missioni umanitarie in America Latina, documentato da anni di lavoro in ONG internazionali.
Lettere di sostegno sono arrivate da personalità del mondo culturale, come Helena Janeczek, Pif e Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, che ha deciso di dedicare a Alberto l’ultima edizione del Premio Einaudi per la libertà. “Non smettiamo di parlare di lui finché non sarà riportato a casa”, ha dichiarato Benedetto. Alcune lettere sono state pubblicate anche da La Repubblica.
Le opposizioni venezuelane in esilio, presenti in Italia, hanno incluso Alberto nei loro documenti e interventi pubblici, sebbene non ci siano ancora pressioni sistematiche sul governo di Caracas.
Come ricordava Sant’Agostino, la speranza non basta se non è armata di sdegno e coraggio. I familiari e gli amici di Alberto non hanno mai smesso di dimostrare queste qualità.
La Redazione de La Dolce Vita
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