La Biennale del Gran Sasso nasce con l’obiettivo di trasformare uno dei territori più identitari dell’Appennino in un laboratorio diffuso di arte contemporanea, partecipazione e rigenerazione culturale. Il progetto prende vita tra paesi, sentieri e comunità locali. Inoltre, punta a creare un dialogo stabile tra linguaggi artistici, paesaggio e memoria.
Presentata a L’Aquila il 12 maggio 2026, l’iniziativa mette al centro il Gran Sasso come spazio relazionale e creativo. Per questo motivo, la montagna non viene pensata solo come scenario naturale, ma come luogo vivo di incontro, ricerca e produzione culturale.
Biennale del Gran Sasso tra arte, territorio e comunità
La Biennale del Gran Sasso si propone di costruire una rete culturale nuova, capace di unire arte contemporanea, territorio e partecipazione. Il progetto guarda infatti al massiccio come a un grande laboratorio di sperimentazione artistica e sociale, con possibili ricadute concrete anche sul tessuto economico delle aree interne.
L’idea è ambiziosa ma chiara. Da un lato, vuole valorizzare l’eredità naturale, storica e antropologica del Gran Sasso. Dall’altro, intende offrire un modello innovativo di fruizione culturale, armonizzando l’espressione artistica con il paesaggio e con le comunità che lo abitano.
In questo quadro, i paesi e i cammini del comprensorio diventano luoghi di confronto permanente per artisti, residenti, studiosi e visitatori. Di conseguenza, l’arte non resta chiusa in uno spazio tradizionale, ma si diffonde nel territorio e lo interpreta.
Chi promuove la Biennale del Gran Sasso
La Biennale del Gran Sasso è promossa da una sinergia tra Il Cammino del Gran Sasso, Frequenze dal Gran Sasso e la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre. Si tratta di realtà che uniscono radicamento territoriale e visione culturale.
Inoltre, il progetto coinvolge attivamente l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, l’Accademia di Belle Arti di Roma e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo. A questo si aggiungono il supporto operativo del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il sostegno della Fondazione CarispAQ e dei Comuni di Castel del Monte, Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Barisciano.
Questa rete conferisce solidità istituzionale al progetto. Allo stesso tempo, rafforza l’idea di una Biennale radicata nei luoghi e aperta al confronto multidisciplinare.
La visione culturale: una montagna che diventa spazio espositivo
Alla base della Biennale del Gran Sasso c’è una visione precisa. La montagna viene immaginata come uno spazio creativo e relazionale, nel quale sentieri, rifugi e centri abitati si trasformano in spazi espositivi diffusi e multi-venue.
Questo approccio rende l’arte un’esperienza immersiva, concreta e profondamente legata al contesto. Inoltre, restituisce centralità alle aree interne, che spesso chiedono nuove occasioni di valorizzazione senza rinunciare alla propria identità.
Il progetto, quindi, non si limita a ospitare opere. Al contrario, vuole innescare processi culturali virtuosi, capaci di generare legami, attenzione e nuove forme di abitare il paesaggio.
Call pubblica e sopralluoghi della Biennale del Gran Sasso
La struttura operativa della Biennale del Gran Sasso prevede una prima fase di consolidamento istituzionale e organizzativo. Per questo sono già in programma sopralluoghi tecnici tra L’Aquila, Barisciano, Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Castel del Monte, Campo Imperatore e Fonte Cerreto.
Questa fase preparatoria accompagnerà il lancio di una call pubblica per la selezione degli artisti, attesa nelle prossime settimane. Si tratta di un passaggio centrale, perché segnerà l’avvio concreto del percorso creativo.
Cinque artisti per un’esperienza immersiva sul territorio
Il progetto prenderà forma attraverso la selezione di cinque artisti. Gli autori scelti inizieranno il loro percorso attraversando le tappe del Cammino del Gran Sasso, affiancati dagli accompagnatori di media montagna del Collegio delle Guide Alpine.
Non sarà un semplice sopralluogo. Al contrario, si tratterà di un’esperienza partecipata e attiva, pensata per vivere il territorio, entrare in relazione con il paesaggio e aprire un dialogo diretto con il contesto umano e culturale dell’iniziativa.
Residenze artistiche nei borghi del Gran Sasso
Al termine del cammino, gli artisti saranno accolti nei cinque paesi selezionati. Qui svilupperanno la propria ricerca durante un periodo di residenza, accompagnati dal curatore della Biennale Maurizio Coccia e dal direttivo artistico.
Questa fase avrà un valore decisivo. Infatti, consentirà agli artisti di lavorare a stretto contatto con le comunità locali, trasformando la creazione in un processo condiviso e radicato nei luoghi.
Opere site-specific, eventi e linguaggi contemporanei
La restituzione pubblica degli elaborati avverrà negli ultimi giorni della residenza. In quell’occasione, i territori coinvolti ospiteranno un programma di eventi dedicati alla cultura contemporanea.
Sono previsti mostre, talk, workshop, performance e appuntamenti musicali. Inoltre, le discipline artistiche coinvolte riflettono una pluralità di linguaggi, dalle installazioni ambientali alle opere multimediali.
A sostenere questo percorso ci sarà un team multidisciplinare composto da antropologi, dottori forestali, sociologi e ricercatori. Questa presenza amplia ulteriormente il respiro del progetto, che non si ferma all’aspetto estetico ma dialoga con i temi del paesaggio, della memoria e della comunità.
Edizione Zero della Biennale del Gran Sasso dedicata a Umberto Dante
Questa prima edizione, definita “Zero”, sarà dedicata alla memoria del professor Umberto Dante. Il riferimento è a un intellettuale di rilievo, che ha dedicato una parte importante della propria produzione scientifica ai linguaggi artistici e audiovisivi.
La scelta della dedica aggiunge profondità culturale al progetto. Inoltre, sottolinea il desiderio di far nascere la Biennale del Gran Sasso sotto il segno della riflessione, della ricerca e del legame tra sapere e territorio.
Con questa nuova iniziativa, il Gran Sasso si candida a diventare un cantiere creativo permanente. Un luogo dove esperienza, spazio e comunità possono suggerire nuovi modi di raccontare e abitare il paesaggio contemporaneo.