Carceri abruzzesi al collasso: l’allarme dei Giovani Democratici nel nome di Marco Pannella
Carceri abruzzesi al collasso e sistema penitenziario nazionale sempre più vicino al limite. Nel giorno del decennale della scomparsa di Marco Pannella, abruzzese di Teramo e storico protagonista delle battaglie per i diritti civili, i Giovani Democratici Abruzzo tornano a denunciare una situazione definita ormai fuori controllo.
Federico Proterra, presidente provinciale dei Giovani Democratici di Pescara, e Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici Abruzzo, richiamano il nuovo rapporto Antigone. Il documento, infatti, restituisce l’immagine di un sistema penitenziario segnato da sovraffollamento, disagio psichico e tensioni crescenti.
Carceri abruzzesi al collasso nel decennale della morte di Marco Pannella
Il riferimento a Marco Pannella assume un valore simbolico forte. A dieci anni dalla sua morte, il tema della dignità delle persone detenute torna al centro del dibattito pubblico.
Secondo i dati richiamati dai Giovani Democratici, il tasso reale di sovraffollamento nelle carceri italiane ha raggiunto il 139,1%. Inoltre, oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi l’intera giornata chiuso in cella.
Aumentano, di conseguenza, tensioni, aggressioni, episodi critici e forme di disagio psicologico. Per Proterra e Gileno, questi numeri raccontano il fallimento di un modello ancora fondato sul contenimento.
Sovraffollamento e disagio: il nodo della rieducazione
“Parliamo di numeri che raccontano il fallimento di un modello che continua a concepire il carcere soltanto come contenimento e non come reale percorso di recupero e reinserimento sociale”, dichiarano Proterra e Gileno.
Il tema riguarda anche la recidiva. Secondo i dati richiamati da Antigone, il tasso può superare il 68%. Tuttavia, cala in modo significativo quando i detenuti accedono a percorsi educativi, formativi e professionali.
Per questo, i Giovani Democratici insistono sulla necessità di investire in inclusione lavorativa, formazione e misure alternative alla detenzione.
Carceri abruzzesi al collasso e vero stato di diritto
I due esponenti ricordano anche il recente dibattito referendario sulla giustizia. “Si è parlato tanto di stato di diritto in ordine alla separazione delle carriere”, affermano.
Tuttavia, aggiungono, un vero stato di diritto deve garantire possibilità concrete di rieducazione per il condannato. Di conseguenza, investire su REMS, carceri e percorsi alternativi significa aiutare chi ha sbagliato a comprendere l’errore.
Solo così, secondo i Giovani Democratici, la pena può tornare a essere coerente con i valori costituzionali.
L’allarme per le strutture abruzzesi e l’Ipm dell’Aquila
Da tempo, i Giovani Democratici denunciano la crisi delle carceri abruzzesi. Già nel gennaio 2025 avevano chiesto visite ispettive, investimenti straordinari e un piano regionale e nazionale.
Oggi, secondo Proterra e Gileno, quella richiesta appare ancora più urgente. I recenti episodi avvenuti presso l’Istituto Penale per i Minorenni dell’Aquila hanno riportato al centro il disagio giovanile nelle strutture detentive.
Tensioni, criticità organizzative e difficoltà gestionali mostrano un sistema fragile anche nei luoghi che dovrebbero avere una funzione educativa più forte.
Pescara, Teramo, Sulmona e Lanciano: criticità pesanti
Le carceri abruzzesi al collasso riguardano in particolare le case circondariali di Pescara, Teramo, Sulmona e Lanciano. Secondo i Giovani Democratici, queste strutture registrano criticità pesantissime.
Servono quindi interventi immediati da parte del Governo e della Regione. Le priorità indicate riguardano il potenziamento degli organici della polizia penitenziaria e degli operatori socio-sanitari.
Inoltre, occorre migliorare le condizioni strutturali e costruire percorsi concreti di inclusione sociale e lavorativa.
La detenzione non può diventare abbandono sociale
“La detenzione, come stabilisce la Costituzione, deve avere una funzione rieducativa”, sottolineano Proterra e Gileno. Tuttavia, senza investimenti adeguati, il carcere rischia di produrre nuova marginalità.
Servono personale, supporto psicologico, formazione e reinserimento. Al contrario, continuare a ignorare l’emergenza significa alimentare disagio e recidiva.
“Il grado di civiltà di un Paese si misura da come tratta chi vive una condizione di detenzione”, concludono i Giovani Democratici. Per questo, nel giorno che ricorda Marco Pannella, l’Abruzzo torna a chiedere risposte concrete.