Soccorritori acquatici: FISA riconosciuta ma la battaglia non si ferma

FISA: nuova autorizzazione per formare soccorritori acquatici, ma il decreto è da cambiare

La Federazione Italiana Salvamento Acquatico (FISA) ha ottenuto una nuova autorizzazione che le consente di continuare a formare soccorritori acquatici e rilasciare brevetti validi per mare, piscine, fiumi e laghi. Questo risultato certifica la qualità e l’affidabilità del suo operato, garantendo la possibilità di proseguire un’attività di vitale importanza per la sicurezza collettiva.

Le parole del presidente Perrotta

Nonostante il successo, il presidente Raffaele Perrotta ha ribadito che la battaglia non è conclusa. L’autorizzazione conferma la correttezza del percorso intrapreso, ma resta l’ingiustizia del decreto ministeriale 85/2024, che ha creato squilibri nel settore. “La giustizia non deve essere privilegio di pochi, ma diritto per tutti,” ha dichiarato, sottolineando che la lotta non è solo per la FISA, ma per l’intera comunità.

Un decreto contestato e le disparità

Il decreto ministeriale 85/2024, nato con l’intento di regolamentare la formazione dei bagnini di salvataggio, ha visto al tavolo tutte le associazioni autorizzate, tra cui FISA, Federazione Italiana Nuoto e Società Nazionale di Salvamento. Tuttavia, nell’attuazione pratica, si è creata una condizione di monopolio che penalizza parte del settore e mette a rischio il principio di equità.

FISA: una nuova autorizzazione, l’impegno per il futuro

Perrotta ha ribadito che la FISA continuerà a battersi per un cambiamento radicale, a tutela di tutti gli assistenti bagnanti, spesso esposti a rischi elevati senza adeguato riconoscimento. L’obiettivo è creare un sistema che premi merito, professionalità e dedizione, evitando disparità e garantendo opportunità a chiunque desideri contribuire alla sicurezza in mare.

Una battaglia di giustizia sociale

La FISA, oggi rafforzata dalla nuova autorizzazione, sceglie di usare la propria posizione per un impegno più ampio. La Federazione intende difendere valori di equità e giustizia sociale, con l’ambizione di diventare esempio anche per altri Paesi. Come ricorda il presidente Perrotta, “chi non fa niente per impedire un’ingiustizia è colpevole come chi la commette.”

La Redazione de La Dolce Vita
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